venerdì 14 febbraio 2020
E' solo amore...
Donna stupenda che ho ammirato sempre.
Parto da questa sua frase per testimoniare quanto sia benefica l'empatia che si crea tra umano e animale, cane o gatto che sia, ma anche coniglio, cavallo, criceto, pecora, gallina e insomma osservazione del comportamento e rispetto.
Ho avuto sempre gatti da quando ero adolescente, e mi hanno insegnato tanto sulla vita. Li osservi affascinata e sei sempre in prima fila a goderti lo spettacolo che ti offrono sentendoti una privilegiata. Con il mio cane invece ho scoperto una relazione completamente diversa, che insegna altre cose bellissime della vita e forse bisogna averne e conoscerli entrambi per capire davvero che tipo di amore hai dentro di te e quanto e come lo puoi dare e ricevere.
Non capisco chi fa del male agli animali e non sente il loro dolore, è il lato oscuro di questo mondo e davvero prego che siano sempre di meno.
venerdì 7 febbraio 2020
Un libro che chiude un cerchio iniziato tanti anni fa
Questo libro mi ricorda la mia
prima vacanza da sola in montagna. Da poco separata volevo mettermi
in prova come persona che aveva sempre fatto tutto a due. Con il
treno raggiungo un paesino sperduto tra le montagne, dopo Bolzano,
cantone tedesco. Scopro una realtà e un mondo che ignoravo, non solo
dal punto di vista storico ma proprio a pelle, nelle sensazioni e nei
pensieri. Parlavano tutti tedesco malgrado fosse in Italia e solo con
i turisti si sforzavano di parlare italiano. Entrando in un forno ho
scoperto i panini che Haidi ha portato alla nonna di ritorno da
Francoforte e ho sorriso. Passeggiavo meravigliata in vie pulite e
ordinate, case ornate di fiori e alberi, tutto perfetto, tutto
così freddo. Era un mondo da me molto lontano e non riuscivo a capire bene cosa avevo intorno e la sensazione di disagio. Poi una visita guidata mi ha fatto capire. Il loro eroe sulla
cui tomba portano i turisti è un soldato tedesco, quando parlano
delle seconde case, dicono gli italiani hanno questo vizio qui. Eppoi
con una sofferenza che ho sentito sanguinare sulla mia ignoranza, il
racconto della violenza che hanno subito, dai nomi cambiati delle
persone, delle vie e delle cose, al divieto di parlare la loro vera
lingua e essere violentati in ogni cosa, in ogni fibra,
profondamente, dalla politica fascista. Giuro che mi sono vergognata
e sono stata tutto il tempo con un sentimento di scuse che non
potevo fare e un senso di colpa che non potevo avere. E’ stato
terribile. Bellissimi posti ma praticamente ci odiano. Ancora.
Ecco questo libro mi ha aiutato a capire questa sofferenza, che tanto è rimasta impressa nel mio cuore.
23 luglio 1929
Roma vieta la lingua tedesca nella Provincia di Bolzano
Da Roma viene imposto l'uso della
lingua italiana in ogni forma di comunicazione pubblica nella
provincia di Bolzano.
Il 28 ottobre 1922 i fascisti marciarono su Roma. Il giorno seguente, il Re trasmise il governo e, di conseguenza, il potere dello Stato al Duce, capo del partito fascista, Benito Mussolini. I fascisti proclamarono, come vessillo di lotta, l’annientamento della minoranza tedesca.
Il loro programma può essere suddiviso in tre punti: snaturalizzazione dei sudtirolesi, massicci insediamenti italiani, allontanamento dei sudtirolesi dalla loro terra.
Il 28 ottobre 1922 i fascisti marciarono su Roma. Il giorno seguente, il Re trasmise il governo e, di conseguenza, il potere dello Stato al Duce, capo del partito fascista, Benito Mussolini. I fascisti proclamarono, come vessillo di lotta, l’annientamento della minoranza tedesca.
Il loro programma può essere suddiviso in tre punti: snaturalizzazione dei sudtirolesi, massicci insediamenti italiani, allontanamento dei sudtirolesi dalla loro terra.
Con decreto del prefetto fascista,
l’insegnamento in lingua tedesca fu proibito e punito.
_____________________________________________________________________________
venerdì 31 gennaio 2020
Le grandi epidemie
Una nuova peste si stà abbattendo sulle nostre realtà, e quindi anche mossa da curiosità ho fatto una piccola ricerca in internet...
Credo che le poche condizioni igieniche e una normale prassi di diminuzione della popolazione terrestre, dovuto forse ad un orologio di sopravvivenza di fronte ad un numero troppo elevato di persone, crei le condizioni per una epidemia e le sue conseguenze...
La peste nera del Trecento
Una delle prime epidemie di cui si ha traccia è
quella di febbre tifoide durante la guerra del Peloponneso, nel V
secolo avanti Cristo. Il focolaio della cosiddetta “peste di Atene”
colpì gran parte del Mediterraneo orientale. Nelle cronache del
VI secolo dopo Cristo trova invece largo spazio il morbo di
Giustiniano, una pandemia di peste bubbonica che, sotto il regno
dell’imperatore Giustiniano I, dal quale prese il nome, si abbatté
sui territori dell’Impero bizantino e in particolar modo
su Costantinopoli. Ma fu la grande peste nera del 1300 la
peggiore per la popolazione europea, che ne uscì decimata.
L’epidemia fu probabilmente importata dal Nord della Cina. Nei
secoli successivi si sono succedute periodiche epidemie di colera e
il vaiolo, ribattezzata la “malattia democratica” perché
uccideva tanto i poveri quanto i sovrani, come Luigi XV di Francia.
Il flagello della Spagnola
Nel XX secolo, l’enorme crescita della
popolazione mondiale e lo sviluppo dei mezzi di trasporto moderni,
insieme a tanti benefici, hanno permesso anche ai virus di viaggiare
rapidamente da una parte all’altra del pianeta, arrivando incolumi
dall’estremo Est sul suolo europeo o americano. La madre di tutte
le pandemie, ancora più grave perché sviluppatasi in concomitanza
con la Prima guerra mondiale, risale infatti al Novecento ed è
l’influenza Spagnola, chiamata così perché le prime notizie su di
essa furono riportate dai giornali della Spagna che, non essendo
coinvolta nel conflitto mondiale, non era soggetta alla censura di
guerra. Il virus contagiò mezzo miliardo di persone uccidendone
almeno 25 milioni, anche se alcune stime parlano di 50-100 milioni di
morti. Si calcola che morì dal 3 al 6% della popolazione mondiale.
Identificata per la prima volta in Kansas nel 1918, la Spagnola era
causata da un ceppo virale H1N1.
I virus del secondo Dopoguerra
Nel 1957 tornò la paura del contagio con la
cosiddetta influenza Asiatica, un virus A H2N2 isolato per la prima
volta in Cina. In questo caso, venne messo a punto in tempi record un
vaccino che permise di frenare e poi di spegnere del tutto la
pandemia, dichiarata conclusa nel 1960. Nel frattempo, però, erano
morte due milioni di persone. Sempre dall’Asia, caratterizzata da
aree densamente popolate, un’igiene non sempre appropriata e -
almeno fino alla fine del secolo scorso - uno scarso livello di
strutture sanitarie, nel 1968 arrivò l’influenza di Hong Kong, un
tipo di influenza aviaria, abbastanza simile all’Asiatica, che in
due anni uccise dalle 750mila ai 2 milioni di persone, di cui 34mila
solo negli Stati Uniti.
Sars e “suina”
Nel nuovo millennio il primo allarme mondiale è
scattato nel 2003 per la Sars, acronimo di “Sindrome acuta
respiratoria grave”, una forma atipica di polmonite apparsa per la
prima volta nel novembre 2002 nella provincia del Guangdong in Cina.
In un anno la Sars uccise 800 persone, tra cui il medico italiano
Carlo Urbani, il primo a identificare il virus che lo ha poi
stroncato. Risale invece al 2009 l’impropriamente detta “influenza
suina”, causato da un virus A H1N1. Enorme l’allarme anche in
Italia, dove furono oltre un milione e mezzo le persone contagiate.
La paura rientrò quando fu chiaro che il tasso di mortalità era
inferiore anche a quello della normale influenza.
Ora
questa nuova epidemia che terrorizza il mondo. Sembra che il
coronavirus risparmi i bambini, o li colpisce comunque con sintomi
lievi. Fra i 425 pazienti di Wuhan, nessuno ha meno di 15 anni. I
malati sono invece spesso in età avanzata: la metà ha oltre
sessant’anni. La maggioranza (56 su 100) sono uomini. «I bambini —
spiega il New England — sembrano essere meno suscettibili
all’infezione o, se contagiati, mostrano sintomi più lievi». Una
buona notizia per loro, ma una difficoltà in più per i medici che
cercano di fotografare l’epidemia e di contenerla. «È probabile —
scrive infatti l’équipe cinese — che questo porti a sottostimare
i numeri delle persone realmente colpite».L’inizio del contagio
Con tutta probabilità è partito ben prima dell’allarme ufficiale, che risale al 31 dicembre 2019. I primi pazienti hanno iniziato a mostrare sintomi il 1° dicembre e il New England sostiene che «la trasmissione da uomo a uomo, sulla base delle evidenze, è iniziata a metà di dicembre». Ogni malato finora ha infettato altre 2,2 persone. Questi numeri, chiedono con urgenza i medici cinesi, «richiedono uno sforzo considerevole per controllare la trasmissione del virus nelle zone a rischio». La Sars arrivava a un tasso di contagiosità più alto, intorno a 3. Ma provocava anche sintomi più gravi e difficilmente un malato sfuggiva al ricovero in ospedale. Il nuovo coronavirus da questo punto di vista è più subdolo. Confondendosi nei casi più lievi con la normale influenza di stagione, fa sì che molte persone contagiose proseguano la loro vita di tutti i giorni.
La rete di sorveglianza
I tempi di reazione di fronte alla nuova epidemia non sono stati abbastanza rapidi da evitare i focolai al di fuori di Wuhan. Ma di certo la lezione della Sars è servita. Allora — era il 2003 — ci vollero 4 mesi solo per rendersi conto dell’emergenza e isolare il virus. A dicembre i medici che in ospedale hanno dovuto gestire i primi pazienti si sono invece ritrovati in mano un questionario dal titolo “polmonite di origine incerta”. Era stato preparato in vista di una nuova epidemia. Andava riempito con i dati dei pazienti e con le interviste ai familiari sui comportamenti adottati nelle ultime settimane: luoghi visitati, persone incontrati, animali con cui si è entrati in contatto. In questo modo è stato possibile risalire al mercato di Wuhan come sorgente iniziale dell’epidemia. Fra le persone contagiate a dicembre, il 55% aveva frequentato i banchi in cui si vendevano tra l’altro animali selvatici vivi.
Il sistema sanitario cinese, specialmente nella regione di Wuhan, sta scricchiolando sotto al peso di migliaia di nuovi malati ogni giorno. Uno dei segnali di stress, sottolinea il New England, è la quota elevata di infermieri e medici che sono stati contagiati. Un altro problema grave è il tempo che i pazienti impiegano a trovare un posto letto. “L’89% dei pazienti — è uno dei dati più preoccupanti dello studio — non viene ricoverato prima che siano passati 5 giorni dall’inizio della malattia”. Questo lasso di tempo va aggiunto a un periodo di incubazione che è mediamente di 5,2 giorni, ma che in alcuni casi è arrivato a 12. Un bell’aiuto per un virus che non chiede di meglio che circolare il più possibile a piede libero.
mercoledì 27 novembre 2019
Abbiamo gli angeli in terra e non li vediamo...
Quando ho comunicato la mia decisione di prendere un cane, molti mi hanno detto, no ma dai che fai, non hai nemmeno il giardino, i cani devono stare fuori.
Ecco questo non lo capisco e non lo voglio capire.
Il mio cane vuole sempre stare nella stanza dove sono io. Non importa dove e come, l'importante è che io sia a vista. Quindi dorme nella mia camera da letto, sul suo giaciglio e mi piace vivere tutte le mie cose con lei accoccolata ai miei piedi. E' una cosa bellissima e davvero non bisogna avere case grandi e con il giardino, ma solo un grande cuore. I cani sono angeli in terra che ci insegnano l'amore e l'empatia e non sappiamo vederli purtroppo siamo condannati per sempre.
I cani tirano fuori la parte migliore di noi. Basta sentirli.
mercoledì 20 novembre 2019
Adesso vediamo....
Sono circondata da persone che non hanno le palle di dire di no e quindi tengono le situazioni sospese con un ....adesso vediamo, che sia chiaro, è un no. Un no vigliacco che però ti fa stare sospesa, in attesa di un forse che diventa si e non lo diventa praticamente mai.
E' la speranza che ti uccide lentamente, perchè in fondo ci speri ... ma dall'altra parte non c'è mai il dovuto rispetto di non lasciarti così.
E sinceramente mi sono rotta il cazzo. Ormai "adesso vediamo" per me sarà no. Così' non ci stò più male... eppoi i vigliacchi non li sopporto.
E' la speranza che ti uccide lentamente, perchè in fondo ci speri ... ma dall'altra parte non c'è mai il dovuto rispetto di non lasciarti così.
E sinceramente mi sono rotta il cazzo. Ormai "adesso vediamo" per me sarà no. Così' non ci stò più male... eppoi i vigliacchi non li sopporto.
venerdì 15 novembre 2019
Empatia... questa sconosciuta
Un articolo letto da poco su Elle che parla di emozioni, narcisismo e relazioni mi da' lo spunto per una riflessione.
Una riflessione che riguarda l'empatia, una cosa che fa parte di me da sempre e non solo mi rende diversa ma mi espone al dolore degli altri con un tasso di sensibilità che non è proprio adatto a questa società di oggi.
Ogni sguardo è un libro aperto e non parliamo poi degli animali. Altro che San Francesco.
Sento troppo e vedo troppo.
Sono altresì circondata da narcisisti di ogni livello e forma, parassiti di emozioni e attenzioni, con buona dose di egoismo e indifferenza.
Ecco, l'indifferenza appunto che io non riesco proprio a tollerare e capire. Sicuramente un difetto grande da parte mia e soprattutto una non rassegnazione verso tutto questo.
E quindi ecco che sul sociale non riesco proprio a stare ferma o indifferente.
Ho ripulito una intera pineta in quattro mesi, 20 sacchi di mondezza varia e ora è solo prato. Stessa cosa quando passeggio in un parco. Ho sempre una busta dietro per raccogliere e buttare. Eppoi segnalazioni varie allo 060606- comune di Roma. Buche, potatuta del verde, ama e insomma quello che vedo segnalo.
Il problema è che intorno a me tutto mi ferisce. Anche in famiglia e sul lavoro è davvero un problema gestirmi. Non sono molto contenta di essere così, e a volte sono costretta ad isolarmi e difendermi, soprattutto da chi cerca di approfittarsi di questa cosa.
Una settimana fa c'era una Lamborghini posteggiata sotto il mio ufficio. Passando con le colleghe, tutte a rimirar direi, tranne io, che avevo scorto un gattino nero che si riparava sotto la ruota. Si, effettivamente non sono normale.
Comunque tornando all'articolo, facendo i soliti studi delle Università americane che sembrano non avere mai un cazzo da fare, la nostra società, malgrado garantisca condizioni di vita migliori rispetto a quelle di trent'anni fa, offre però meno sosegno sociale, uno scarso senso di appartenenza alla comunità mentre le famiglie sono sempre più isolate anche nel problema separazioni. E quindi?
Quindi ormai drogati di social media siamo quasi anestetizzati, incapaci di capire e di capirsi.
La cura? Insegnare le emozioni fin dalle scuole materne, salutando con un ciao e un abbraccio.
Leggere tanti libri, che ci insegnano ad entrare dentro altre storie e quindi in empatia con i protagonisti. Effettivamente io leggo molto da quanto avevo 8 anni, credo proprio che sia stata questa la mia fregatura. Una lettrice in fasce ...
Una riflessione che riguarda l'empatia, una cosa che fa parte di me da sempre e non solo mi rende diversa ma mi espone al dolore degli altri con un tasso di sensibilità che non è proprio adatto a questa società di oggi.
Ogni sguardo è un libro aperto e non parliamo poi degli animali. Altro che San Francesco.
Sento troppo e vedo troppo.
Sono altresì circondata da narcisisti di ogni livello e forma, parassiti di emozioni e attenzioni, con buona dose di egoismo e indifferenza.
Ecco, l'indifferenza appunto che io non riesco proprio a tollerare e capire. Sicuramente un difetto grande da parte mia e soprattutto una non rassegnazione verso tutto questo.
E quindi ecco che sul sociale non riesco proprio a stare ferma o indifferente.
Ho ripulito una intera pineta in quattro mesi, 20 sacchi di mondezza varia e ora è solo prato. Stessa cosa quando passeggio in un parco. Ho sempre una busta dietro per raccogliere e buttare. Eppoi segnalazioni varie allo 060606- comune di Roma. Buche, potatuta del verde, ama e insomma quello che vedo segnalo.
Il problema è che intorno a me tutto mi ferisce. Anche in famiglia e sul lavoro è davvero un problema gestirmi. Non sono molto contenta di essere così, e a volte sono costretta ad isolarmi e difendermi, soprattutto da chi cerca di approfittarsi di questa cosa.
Una settimana fa c'era una Lamborghini posteggiata sotto il mio ufficio. Passando con le colleghe, tutte a rimirar direi, tranne io, che avevo scorto un gattino nero che si riparava sotto la ruota. Si, effettivamente non sono normale.
Comunque tornando all'articolo, facendo i soliti studi delle Università americane che sembrano non avere mai un cazzo da fare, la nostra società, malgrado garantisca condizioni di vita migliori rispetto a quelle di trent'anni fa, offre però meno sosegno sociale, uno scarso senso di appartenenza alla comunità mentre le famiglie sono sempre più isolate anche nel problema separazioni. E quindi?
Quindi ormai drogati di social media siamo quasi anestetizzati, incapaci di capire e di capirsi.
La cura? Insegnare le emozioni fin dalle scuole materne, salutando con un ciao e un abbraccio.
Leggere tanti libri, che ci insegnano ad entrare dentro altre storie e quindi in empatia con i protagonisti. Effettivamente io leggo molto da quanto avevo 8 anni, credo proprio che sia stata questa la mia fregatura. Una lettrice in fasce ...
mercoledì 6 novembre 2019
I Comunisti mangiano i bambini
Senza ombra di dubbio credo che sia il libro più bello che abbia letto ultimamente e non solo dal punto di vista storico, ma anche politico e sociologico.Quanti di noi si sono chiesti da cosa e come provenisse la diceria che i comunisti mangiano i bambini??
Io si, e questo libro non solo risponde ma innesca un fatto storico talmente importante da dover essere obbligatorio leggerlo come dato di guerra e dopoguerra.
Sembra che il fatto fosse storicamente vero, e nasceva molto probabilmente dal fatto che in Russia, nel secolo scorso, vi furono gravi carestie durante le quali si registrarono anche episodi di cannibalismo.
Tra il 1921 e il 1923 in Ucraina alcuni bambini vennero rapiti e uccisi spacciandone poi la carne per animale.
Facciamo una piccola pausa e colleghiamoci alla Pincola Ester, con le donne che corrono con i lupi. Ricordate gli orchi e il fatto che mangiassero i bambini?!! Ebbene tutto questo è stato sostituito nell'immagginario collettico con i comunisti che per il fascimo e il clero diventano gli orchi che mangiano i bambini. Tutto questo costruito con fatti di cronaca completamente inventati per innestare rancore e odio verso i russi e quindi i comunisti. Dai bambini siciliani rapiti a forza sulle navi e portati in Russia per essere uccisi a tutto un meccanismo giornalistico assoggettato ad una dittatura in cui la comunicazione non era solo pilotata ma inventata per il proprio tornaconto.
Solo questo dovrebbe spaventare davvero e questo libro apre il vaso di pandora.
Quello che si sospettava e che dovrebbe essere letto da tutti per capire veramente la nostra storia e tutto quello che è successo nel dopoguerra dalla democrazia cristiana e la Chiesa per incolpare i comunisti rossi di tutte le malefatte.
La figura della madre e della donna diviene figura centrale nella campagna stampa di diffamazione. Il soldato russo orcoe non i tedeschi. Stalin raffigurato con le fattezze di un orco con il naso grande che mangia i bambini. Dopo la grande guerra e i fatti delle stragi che i tedeschi operarono nella ritirata, dovettero frenare nella campagna contro i russi, amici degli alleati e liberatori della Patria.
Questo libro si collega con il documentario "Pasta nera" che ho postato tempo fa, in cui si racconta il fatto dei bambini che nel dopoguerra andarono dal sud al nord per non morire di fame.
Tra il 1947 e 1952, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l'Italia è devastata e tra le più dolorose condizioni c'è quella dei minori, specie nel Mezzogiorno. Migliaia di famiglie di lavoratori del centro nord, ispirate da una nuova consapevolezza e dalla speranza nella ricostruzione del Paese, aprono le loro case ai bambini provenienti dalle zone più colpite e di più antica miseria del Meridione. L'iniziativa diventa ben presto un movimento nazionale che propone una concezione della solidarietà e dell'assistenza attenta alle soluzioni concrete ai problemi più urgenti, sostituendosi spesso all'assenza delle istituzioni. Ma una iniziativa di donne della sinistra e quindi l'orco da osteggiare.
Accolti dalle famiglie di emilia romangna, veneto e rimmessi a nuovo, sono stati salvati da morte certa. Purtroppo i preti dei paesi dicevano alle mamme di non mandare i figli al nord perchè li avrebbero mangiati. Mentivano sapendo di togliere un'occasione di riscatto e davvero di vita, pur di dare contro alla sinistra e ai comunisti.
Bambini terrorizzati che partivano e sui treni della felicità, così vennero chiamati, piangevano pensando di essere mangiati, una volta a destinazione... orribile.
Mi vengono i brividi a leggere tutto questo e davvero, davvero vi consiglio di leggere questo libro.
https://www.youtube.com/watch?v=v5zph62IdCY&list=PLiWYSmnD44Wy0LAxFIxEnR9lksYShfL-2&index=1
PASTA NERA - I treni della felicità
venerdì 18 ottobre 2019
Recensione: La magia delle cose perse e ritrovate di Brooke Davis
Millie
ha 7 anni, dei bellissimi stivaletti rossi per la pioggia e un
quaderno delle Cose Morte... Un giorno la sua mamma la porta al
Centro Commerciale e le dice di restare ferma vicino ai mutandoni per
grosse signore ad aspettarla, ma la mamma di Millie non tornerà!
Millie fa amicizia prima con
l'anziano Karl,
poi della strana Agatha e con loro inizierà un viaggio verso
Melbourne alla ricerca della sua mamma…
Quando
ho letto questa
trama e attratta dalla copertina, pensavo di aver comprato un libro
piacevole. Niente di così lontano dalla
verità. Scritto
male e malgrado un contenuto che poteva valere e trasmettere di più,
il libro non scorre. Scrivere a capitoli in cui parla una sola
persona mi infastidisce e non mi piace.
Alla
fine del libro ho letto le note dell’autrice e i premi che ha
preso, sono rimasta basita.
Questa
signora non sa scrivere e quindi o mi sono impazzita io o è sceso e
di molto il livello editoriale dei libri.
Delusa
e anche dispiaciuta di averci perso varie serate.
Ora mi chiedo... del mio ultimo acquisto in libreria, posso forse salvare un libro, anche se ne devo leggere ancora due... Quindi o io ho ormai degli stardard molto alti, oppure è cambiato qualcosa nel frattempo e forse devo cambiare il criterio di scelta dei libri.
SINOSSI Austria, 1938. Kristoff, giovane orfano viennese, diventa apprendista presso Frederick Faber, mastro incisore specializzato nella realizzazione di francobolli. Quando il suo mentore, ebreo, scompare durante le devastazioni della terribile Notte dei Cristalli, Kristoff è costretto a mandare avanti la bottega al servizio dei nazisti. Ma la figlia di Faber, Elena, scampata alla cattura e collaboratrice della Resistenza, lo convince a unirsi alla causa, falsificando documenti e inviando messaggi in codice. Per lei, di cui è perdutamente innamorato, Kristoff farebbe qualunque cosa, a costo della sua stessa vita. Los Angeles, 1989. Da bambina, Katie amava accompagnare al mercato delle pulci suo padre, che era sempre alla ricerca di francobolli rari. Ora che l'Alzheimer gli sta togliendo passioni e ricordi, Katie spera di fargli un regalo gradito facendo stimare tutta la sua collezione. L'esperto di filatelia cui si rivolge, Benjamin Grossman, vi scopre una lettera la cui affrancatura, risalente all'inizio del secolo, sembra nascondere un messaggio segreto. Con l'aiuto di Benjamin, Katie decide di svelarne il mistero. Non sa ancora che la ricerca li condurrà a ritroso nel tempo, alla scoperta di una giovane coppia che si era giurata amore eterno, e poi nel presente esaltante di una Berlino che sta cambiando il mondo con la caduta del Muro. Non sa ancora che spetterà a lei, ora, rendere giustizia a quell'amore e a quella promessa. Ispirato a testimonianze reali della Resistenza.
Seconda recensione: La lettera perduta
Attratta e incuriosita dalla trama avvincente del ibro, mi trovo
invece imbrigliata in un libro stile Danielle Steele… favolette a
lieto fine e con troppe coincidenze per essere vere.
Peccato,
perché in fondo si racconta un pezzo di storia, si raccontano fatti
e nomi e situazioni che ancora si ignorano della seconda guerra
mondiale….eppure il tutto poi si perde con la sensazione amara che
non ci sia più tanto rispetto per il lettore.
SINOSSI Austria, 1938. Kristoff, giovane orfano viennese, diventa apprendista presso Frederick Faber, mastro incisore specializzato nella realizzazione di francobolli. Quando il suo mentore, ebreo, scompare durante le devastazioni della terribile Notte dei Cristalli, Kristoff è costretto a mandare avanti la bottega al servizio dei nazisti. Ma la figlia di Faber, Elena, scampata alla cattura e collaboratrice della Resistenza, lo convince a unirsi alla causa, falsificando documenti e inviando messaggi in codice. Per lei, di cui è perdutamente innamorato, Kristoff farebbe qualunque cosa, a costo della sua stessa vita. Los Angeles, 1989. Da bambina, Katie amava accompagnare al mercato delle pulci suo padre, che era sempre alla ricerca di francobolli rari. Ora che l'Alzheimer gli sta togliendo passioni e ricordi, Katie spera di fargli un regalo gradito facendo stimare tutta la sua collezione. L'esperto di filatelia cui si rivolge, Benjamin Grossman, vi scopre una lettera la cui affrancatura, risalente all'inizio del secolo, sembra nascondere un messaggio segreto. Con l'aiuto di Benjamin, Katie decide di svelarne il mistero. Non sa ancora che la ricerca li condurrà a ritroso nel tempo, alla scoperta di una giovane coppia che si era giurata amore eterno, e poi nel presente esaltante di una Berlino che sta cambiando il mondo con la caduta del Muro. Non sa ancora che spetterà a lei, ora, rendere giustizia a quell'amore e a quella promessa. Ispirato a testimonianze reali della Resistenza.
Iscriviti a:
Post (Atom)











