mercoledì 1 luglio 2026
Vacanze, famiglia
A parte i giardini di Ninfa e Bassiano non siamo riusciti a goderci il mare, a meno che non andare alle 6 di mattina.
Quindi alla fine casa con aria condizionata...
Spero che non peggiori, altrimenti preferisco stare in ufficio, sinceramente
giardini di Ninfa
venerdì 26 giugno 2026
Quello che resta
Però è stato anche il primo libro che ho letto sul dopo, o meglio quello che il popolo tedesco ha dovuto affrontare dopo...
Devo dire che nella vita è una domanda che non mi sono fatta e quindi è stato anche interessante dal punto di vista storico.
trama:
Era la "Fräulein di Ferro", la giovane e affascinante ereditiera delle
fonderie Falkenberg, fiore all’occhiello del Reich nazista. Ora, un anno
dopo la resa della Germania, Clara Falkenberg non è più nessuno. Col
padre in prigione e le proprietà confiscate, è costretta a vivere sotto
falso nome per sfuggire agli occupanti alleati. E, quando un ufficiale
inglese arriva pericolosamente vicino a scoprire la sua vera identità,
Clara decide di nascondersi dalla sua amica Elisa, l'unica persona di
cui possa fidarsi. Ma Essen è una città distrutta ed Elisa è scomparsa.
Vagando tra le macerie, Clara incontra Jakob, un reduce che la guerra ha
privato di tutto e che ora traffica al mercato nero per sfamare le
sorelle. Forse lui potrebbe essere disposto ad aiutarla. Perché forse
non la considera una criminale, bensì una figlia devota che ha fatto
quanto era necessario per sopravvivere, nascondendo il suo disprezzo per
il regime e obbedendo agli ordini per salvare l'impresa di famiglia.
Forse lui la ritiene innocente, eppure è Clara che più si guarda
indietro più si sente colpevole. E capisce che, se vuole davvero
cominciare una nuova vita, deve prima fare i conti con quello che resta
del passato e con le conseguenze delle sue azioni… In guerra, il mondo
si divide in vittime e carnefici, traditori ed eroi. Eppure il confine
non è sempre così netto e, a volte, è possibile tracciarlo solo quando è
troppo tardi. Perché non aver fatto nulla di male non significa aver
agito per il bene, e spesso sono le azioni che non abbiamo il coraggio
di compiere a gravare di più sulla coscienza.
mercoledì 13 maggio 2026
LA LIBERTÀ HA I TUOI OCCHI
Un altro bel libro sulla Shoah, anche se mi ero ripromessa di non leggerne più, visto che su questo argomento ho fatto una vera scorpacciata nella mia vita.
E invece è stata una piacevole scoperta, malgrado il racconto altamente drammatico e doloroso, ma scorrevole.
Questo libro è tratto da una storia vera, in cui si narra la vicenda di Lena Scheinman Woodward, ebrea polacca, figlia di un valoroso militare il quale, durante la prima guerra mondiale aveva combattuto per la Germania, ma che, malgrado ciò, finisce lo stesso nei rastrellamenti dei nazisti... Non faccio ulteriore spoiler ma lo consiglio, soprattutto per la testimonianza degli ebrei polacchi e di quello che subirono.
Malgrado la forma romanzata, è inevitabile non farsi ragione di quello che subirono e della crudeltà del nemico, contro bambini, donne e anziani.
Ogni libro su questo argomento mi fa acquisire un tassello, un pezzettino che mi mancava, nel quadro di insieme.
Malgrado tutto, sono contenta di averlo letto. Elisa
martedì 5 maggio 2026
Le lettere di Ester
“Le lettere mi mancavano. Ormai non ne scriviamo più, le consideriamo una perdita di tempo che ci priva di immagini e suoni.” È per colmare la nostalgia che Esther, libraia di Lille, decide di organizzare un laboratorio di scrittura epistolare. Per lei, che con il padre ha intrattenuto una corrispondenza durata vent’anni, è come riportare in vita un rituale antico: accantonare per un po’ l’immediatezza delle mail e l’infinita catena di messaggi WhatsApp che ogni giorno ci scambiamo, per sedersi a un tavolo, prendere carta e penna, darsi tempo, nel silenzio di una stanza tutta per noi, e raccontarsi. Trovare le parole giuste per qualcuno che ci leggerà, non ora e nemmeno domani. E riassaporare il gusto perduto di una comunicazione più ricca, più sensata. “Da che cosa ti difendi?” è la prima, spiazzante domanda di Esther per i cinque sconosciuti che, rispondendo al suo annuncio, hanno scelto di mettersi in gioco. Attraverso piccoli quadri della loro vita quotidiana e l’intenso scambio epistolare si delineerà poco per volta il ritratto di una classe eterogenea e sorprendente: Samuel, il più giovane, che non riesce a piangere per la morte del fratello; Jeanne, ex insegnante di pianoforte, vedova, che si difende dalla solitudine accudendo animali maltrattati; Jean, un uomo d’affari disilluso che vive per il lavoro e ha perso contatto con le gioie più autentiche; Nicolas e Juliette, una coppia in crisi sulla quale il passato getta ombre soffocanti. Esponendo dubbi e debolezze all’ascolto e alle domande, la scrittura sarà, per loro, lo strumento per rivelarsi l’uno all’altro con sincerità, alleggerendo il cuore. Intriso di tenerezza e umanità, Le lettere di Esther è un elogio alla lentezza, una celebrazione della forza delle parole, un resoconto travolgente delle fragilità umane.
martedì 31 marzo 2026
Caporetto
Nella prima parte del libro mi è stata confermata la versione scolastica che ricordavo, e cioè che i generali non sono stati in grado di comunicare con gli avanposti e quindi con i reggimenti, causando una tragedia.
Ricordo vagamente che nei libri di storia ci sono per lo più le date delle battaglie e non certo le lettere che i soldati scrivevano a casa e sono rimasti testimoni di quel periodo. Forse per questo la storia nella versione Barbero dovrebbe essere insegnata ed entrare nelle scuole, forse ci sarebbe più curiosità.
Ricordo Cadorna, Badoglio e poco più.
In questo libro si evince senza ombra di dubbio la distanza sociale tra i soldati e gli ufficiali, per lo più nobili che spesso e volentieri disprezzavano i ragazzi arruolati, contadini o operai, creando una spaccatura di comunicazione e rancori che hanno poi prodotto il grande numero di soldati che si sono arresi al nemico senza combattere. Un esercito in cui nessuno voleva prendersi le responsabilità di decisione e si aspettava il comando dall'alto. Punto
Di fronte all'attacco del 24 ottobre 1917 nessuna iniziativa personale ha causato la disfatta. Di fronte ad assenza di ordini per interruzione di comunicazioni, non si apri' il fuoco contro il nemico. Non sapevo che i tedeschi usarono i gas in questa battaglia, causando centinaia di morti.
Una Italia in cui i generali facevano circolari per esortare i soldati a morire, e non venivano filati di pezza, come si dice, perchè alla fine questa guerra i soldati semplice non la volevano più combattere. Decimati dal freddo, dalla fame, dalle malattie, volevano solo tornare a casa. Le lettere pubblicate scritte alle madri sono di una semplicità disarmante e ingenua, ragazzi giovanissimi che volevano solo tornare a casa.
Nei miei libri scolastici non mi ricordo di nessuna ritirata di prigionieri che vagavano per il Friuli e quindi sono letteralmente rimasta traumatizzata dalla lettura del resoconto di Barbero.
Paesi e città saccheggiate per fame, veniva tutto distrutto e bruciato. L'ordine di fare terra bruciata al nemico, ha dato adito ad azioni vergognose, come bruciare intere mandrie vive pur di non lasciarle al nemico. Interi magazzini con divise, intimo, scatolame e cibo distrutti.
Non sto a citare qui quello che è stato fatto alla popolazione, italiani contro italiani.
Forse a 13 o 16 anni certe cose non si possono sapere, ma studiare la storia solo con cifre, date, battaglie e nomi non funziona.
Molti soldati sono stati fucilati dai comandanti per motivi anche futili, come se davvero la vita non avesse nessun valore... la guerra è finita, pensavano in molti. Arrendersi ed essere prigionieri fecero esultare di gioia moltissimi uomini che pensavano di salvarsi da quell'incubo, e che invece li farà morire di fame nei campi di prigionia nemici.
L'abrutimento delle persone allo sbando è stato lo spettacolo più indegno e squallido che si testimonia nei resoconti dei comandanti e delle persone civili.
Digerire questo libro non è stato facile e ha cambiato completamente il mio approccio alle guerre.
Elisa
martedì 24 febbraio 2026
La carbonara
Se un giorno decido che voglio essere felice mi faccio una bella carbonara. A Roma basta esse felici con poco ... pure burro e parmigiano va bene.
Recentemente ho letto che l'origine di questo piatto, sia stato inventato dal famoso cuoco Renato Gualandi che il 22 settembre 1944 all'Hotel Vienna per celebrare il generale canadese Eedson Burns mise insieme quello che si aveva dagli americani, cioè egg and bacon delle razioni dei soldati alleati.
Gualandi poi si trasferì a Roma dove porto' questa pasta nella capitale.
Di contro ci sarebbe poi la testimonianza di Luca Cesari, famoso storico della gastronomia, che asserisce la presenza di spaghetti alla carbonara in una trattoria romana già nel 1939, da "Alfredo" a Piazza Santa Maria in Trastevere.
Insomma ci sarebbe da divertirsi, sono convinta che cercando ci sono altre storie sull'origine della carbonara, e magari dei pastori di greggi, senza dir nulla, avevano già inventato questo piatto nei primi del '900.
Adesso fanno tutti la cremina con il parmigiano e pecorino e solo il rosso che sinceramente a me non piace molto, troppo pesante. Preferisco la mia versione casalinga con l'uovo intero, rigorosamente crudo e il parmigiano. Certo ci metto il guanciale quando posso e non la pancetta, ma a volte non disdegno avanzi di prosciutto crudo in frigo, che rendono il piatto comunque gradevole e a casa non mi metto a fare la purista, la preparo per godere di una piacere solitario. Insomma "confort food".
E comunque adesso a meno di 13 euro non si trova a Roma, ma arrivano anche a 18.
venerdì 20 febbraio 2026
Un libro inaspettato
Ho lasciato questo libro 3 anni nella mia libreria, pensando fosse un libro così,così, molto "Laila" per intenderci e invece ho scoperto un libro bellissimo che mi ha dato emozioni fortissime, e mi è piaciuto davvero.
Quando si dice che i libri arrivano quando è il momento... avevo proprio bisogno di un libro che mi entusiasmasse tanto. Oltretutto c'è il viaggio nel tempo, passato/presente e Felicia, in questo romanzo, ha unito tre generi: storico, romance e
regency, con tanto di risoluzione di un
omicidio, quindi anche un giallo.
STUPENDO
La trama: A chi non piacerebbe vivere nella Londra di inizio ’800, tra balli,
feste e inviti a corte? Di certo lo vorrebbe Rebecca Sheridan, perché a
lei il ventunesimo secolo va stretto: vita frenetica, zero spazio
personale e gli uomini… possibile che nessuno sappia corteggiare una
ragazza?
Brillante studentessa di Egittologia e appassionata lettrice
di romance Regency, Rebecca ama partecipare alle rievocazioni storiche
in costume e, proprio durante una di queste, accade qualcosa di
inspiegabile: si ritrova sbalzata nella Londra del 1816. Superato lo
shock iniziale, realizza di avere un’opportunità unica: essere la
debuttante più contesa dagli scapoli dell’alta società, tra tè, balli e
passeggiate a Hyde Park. Mentre è alla ricerca del suo Mr Darcy, attira
però l’attenzione dell’uomo meno raccomandabile di Londra: Reedlan Knox,
un corsaro dal fascino oscuro e dalla reputazione a dir poco
scandalosa. Insomma, il genere d’uomo che una signorina per bene non
dovrebbe proprio frequentare. Ma quando Rebecca scopre segreti
inconfessabili e trame losche dell’aristocrazia, il suo senso di
giustizia le impone d’indagare. Nessuno però pare intenzionato a mettere
a rischio il proprio onore per aiutarla. Non le resta che rivolgersi
all’unico che un onore da difendere non ce l’ha: Reedlan Knox. E se,
dopotutto, il corsaro si rivelasse più interessante del gentiluomo che
ha sempre sognato? Decidere se tornare nel presente o restare nel 1816
potrebbe diventare una scelta difficile…
martedì 3 febbraio 2026
Ishida Syou
"La clinica è sempre lì: su per la Fuyachodori, ovest sulla Rokkakudori, giù per la Tomikojidori, est per la Takoyakushidori. Anche il trattamento che offre è lo stesso, unico e speciale: a ciascuno, secondo il caso, si prescrive un gatto. In questo secondo capitolo della trilogia bestseller di Ishida Syou incontriamo Moe, una giovane ragazza che ha paura di lasciare il fidanzato e ritrovarsi da sola; Tatsuya, alle prese con la morte della moglie e la distanza con il nipote Hayato; Reona, che dovrà prendersi cura del fratello tornato a casa dopo tanto tempo. Ad aiutarli nelle loro sfide quotidiane, ci saranno i veri protagonisti del libro: Kotetsu, un bengala di cinque mesi vivace e forse troppo curioso; Noeru, una gattina che ama arrampicarsi sulle tende di casa; e infine Bibi, un maschio di sei anni saggio ed elegante come un vero gentleman. Con la delicatezza e lo humor che hanno conquistato i lettori di tutto il mondo, Ishida racconta un mondo fatto di rapporti tra essere umani e meno umani, ricordandoci ancora una volta il potere salvifico dei nostri piccoli compagni di viaggio."
...Prima volta che leggo questa autrice, che non conoscevo.Sembra che sia il secondo libro, visto che il primo è già famoso.
Ma credo siano storie che si chiudono e non hanno bisogno di un seguito.
Lo devo dire con molta umiltà, ho un certo disagio a leggere autori giapponesi, sento le trame strane e lontane da me.
Questo libro non è stato diverso anche se la sua storia molto surreale mi ha aiutato ad evadere completamente per qualche ora dai miei pensieri, che ultimamente mi schiantano dentro.
E' davvero un libro delicatissimo, come se una mano ti accarezzasse lentamente, facendoti entrare dentro altre anime e lasciandoti comunque qualcosa dentro.
In punta di piedi ve lo consiglio.














