“Le lettere mi mancavano. Ormai non ne scriviamo più, le consideriamo
una perdita di tempo che ci priva di immagini e suoni.” È per colmare la
nostalgia che Esther, libraia di Lille, decide di organizzare un
laboratorio di scrittura epistolare. Per lei, che con il padre ha
intrattenuto una corrispondenza durata vent’anni, è come riportare in
vita un rituale antico: accantonare per un po’ l’immediatezza delle mail
e l’infinita catena di messaggi WhatsApp che ogni giorno ci scambiamo,
per sedersi a un tavolo, prendere carta e penna, darsi tempo, nel
silenzio di una stanza tutta per noi, e raccontarsi. Trovare le parole
giuste per qualcuno che ci leggerà, non ora e nemmeno domani. E
riassaporare il gusto perduto di una comunicazione più ricca, più
sensata. “Da che cosa ti difendi?” è la prima, spiazzante domanda di
Esther per i cinque sconosciuti che, rispondendo al suo annuncio, hanno
scelto di mettersi in gioco. Attraverso piccoli quadri della loro vita
quotidiana e l’intenso scambio epistolare si delineerà poco per volta il
ritratto di una classe eterogenea e sorprendente: Samuel, il più
giovane, che non riesce a piangere per la morte del fratello; Jeanne, ex
insegnante di pianoforte, vedova, che si difende dalla solitudine
accudendo animali maltrattati; Jean, un uomo d’affari disilluso che vive
per il lavoro e ha perso contatto con le gioie più autentiche; Nicolas e
Juliette, una coppia in crisi sulla quale il passato getta ombre
soffocanti. Esponendo dubbi e debolezze all’ascolto e alle domande, la
scrittura sarà, per loro, lo strumento per rivelarsi l’uno all’altro con
sincerità, alleggerendo il cuore. Intriso di tenerezza e umanità, Le
lettere di Esther è un elogio alla lentezza, una celebrazione della
forza delle parole, un resoconto travolgente delle fragilità umane.

Esther è
una libraia francese che decide di organizzare un laboratorio di scrittura epistolare.
Pubblica un annuncio su alcuni quotidiani e riceve la risposta da 5 persone.
I partecipanti si incontreranno una sola volta, a Parigi e da quel momento, ognuno di loro dovrà scrivere ad almeno due compagni.
I partecipanti al laboratorio di Esther hanno età e vissuti diversi, eppure, grazie al potere magico che solo carta e penna sanno sprigionare,
riescono a creare un legame univoco e, ognuno a modo loro, a far sì che
quelle lettere diventino anche un modo per guardare dentro sé e
mettersi in discussione.
Juliette
e Nicolas sono una coppia di quasi quarantenni che, dopo 17 anni di
amore folle, si trovano ad affrontare una genitorialità disastrosa, che li
manda a gambe all'aria. Juliette è una panettiera, Nicolas uno chef
stellato; quando lei scoprirà di essere incinta, dovrà fare i conti con
un passato che credeva sepolto: Juliette è stata abbandonata appena nata
e, nonostante sia cresciuta con due genitori adottivi che l'hanno amata
immensamente, la gravidanza prima e il parto poi, romperanno qualcosa
dentro di lei che era rimasto sepolto per troppo tempo. Sarà proprio la psicoterapeuta di Juliette a "costringerli" a
partecipare al laboratorio di Esther, convinta che "parlarsi" attraverso
delle lettere possa aiutarli a capirsi di nuovo.
Assieme
a loro troveremo Jeanne, un'anziana signora che combatte la solitudine
circondandosi di animali e piante; vegetariana, ecologista, lotta
contro la lottizzazione selvaggia del paesino in cui vive e cerca di
salvare i piccoli negozi del centro dall'avvento dei grandi centri
commerciali.
Samuel
Dijon è un diciottenne che ha da poco perso il fratello maggiore,
malato di cancro; quello che è accaduto pare aver innalzato un muro
tra lui e la sua famiglia.
Infine, Jean Beaumont, uomo d'affari, sempre in viaggio, cinico, solitario e disilluso dalla vita.
Un variegato gruppo di persone che, partendo da una domanda, da cosa ti difendi?,
iniziano a raccontarsi.
Ecco, io ho iniziato proprio da questa domada. Mi sono risposta ed è stato così spiazzante, incosciamente è uscito tutto quello che avevo dentro, tanto da lasciarmi davvero perplessa.
Questo libro è arrivato per darmi tante risposte.
Il rapporto con mio padre, morto ad agosto. La depressione post partum su cui non avevo riflettutto abbastanza quando successe a me con mio figlio. Ho preso coscienza di tante piccole cose che mi sono servite per sbrogliare situazioni della mia vita.
Inoltre da un anno mi scrivo lettere con una signora che abita al nord.
Non ci conosciamo di persona ma quello che scriviamo è talmente intimo da non essere rivelato alle persone reali che frequentiamo. L'emozione di trovare una lettera nella cassetta postale è indescrivibile.
Ve lo consiglio, se potete.
Elisa