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martedì 1 ottobre 2019

Marzabotto e Domenikon... una sporca guerra

Ho visto questo documentario su sky e mi ritengo fortunata di apprendere qualcosa che si ignora, che non è sui libri di storia e che soprattutto cambia la visione della guerra.


Grecia 1943: quei fascisti stile SS

Domenikon come Marzabotto. Oltre 150 uomini fucilati per rappresaglia. Ora un documentario alza il velo sulle stragi del nostro esercito. Occultate







I partigiani avevano fatto fuoco dalla collinetta, quando il convoglio aveva rallentato in curva, a un chilometro dal villaggio di Domenikon.
Grecia 1943: quei fascisti stile SS
Erano morti nove soldati italiani. Dunque i greci andavano puniti: non i partigiani, i civili. Domenikon andava distrutta. Per dare a tutti "una salutare lezione", come scrisse poi il generale Cesare Benelli, che comandava la divisione Pinerolo. "Qui al villaggio, prima, i soldati italiani venivano per un'ora o due, flirtavano con le donne, poi se ne andavano. A Elassona avevano fidanzate ufficiali. Erano dei dongiovanni", racconta un contadino davanti alla cinepresa. Prima, sì. Non il 16 febbraio 1943. Quel giorno gli italiani brava gente si trasformarono in bestie.

L'eccidio di Domenikon, la piccola Marzabotto di Tessaglia, è un crimine italiano dimenticato. In stile nazista, solo un po' meno scientifico. Fu il primo massacro di civili in Grecia durante l'occupazione, e stabilì un modello. Il primo pomeriggio gli uomini della Pinerolo circondarono il villaggio, rastrellarono la popolazione e fecero un primo raduno sulla piazza centrale. Poi dal cielo arrivarono i caccia col fascio littorio. Scesero bassi, rombando, scaricando le loro bombe incendiarie. Case, fienili, stalle bruciarono tra le urla delle donne, i muggiti lugubri delle vacche. Gli italiani gliel'avevano detto, raccontano i vecchi paesani: "Vi bruceremo tutti". Il maestro, che capiva la nostra lingua, avvertì: "Mamma. Ci ammazzano tutti".

Molti non avevano mai visto un aereo. Al tramonto, raccontano i figli degli uccisi, le famiglie di Domenikon furono portate sulla curva dei partigiani. Dopo esser stati separati dalle donne, tra pianti e calci, tutti i maschi sopra i 14 anni, fu ordinato, sarebbero stati trasferiti a Larisa per interrogatori. Menzogna. All'una di notte del 17 gli italiani li fucilarono nel giro di un'ora, e i contadini dovettero ammassarli in fosse comuni. "Anche mio padre e i suoi tre fratelli", ricorda un vecchio rintracciato da Stathis Psomiadis, insegnante e figlio di una vittima che si è dedicato alla ricostruzione dell'eccidio, indicando la collina di lentischi e mirti. La notte e l'indomani i soldati della Pinerolo assassinarono per strada e per i campi pastori e paesani che si erano nascosti: fecero 150 morti.

È tutto ricostruito nel documentario 'La guerra sporca di Mussolini', diretto da Giovanni Donfrancesco e prodotto dalla GA&A Productions di Roma e dalla televisione greca Ert, che andrà in onda il 14 marzo su History Channel (canale 405 di Sky). La Rai si è disinteressata al progetto. Il film, che riapre una pagina odiosa dell'Italia fascista, si basa su ricerche recenti della storica Lidia Santarelli. La docente al Centre for European and Mediterranean Studies della New York University, parlando con 'L'espresso' di Domenikon e dei massacri italiani in Tessaglia, Epiro, Macedonia, li definisce "un buco nero nella storiografia". Che cosa sa il grande pubblico della campagna di Grecia di Mussolini? Ricorda il presidente Ciampi, le commosse rievocazioni della tragedia di Cefalonia, il generale Gandin e la divisione Acqui, le emozioni cinematografiche di 'Mediterraneo' e del 'Capitano Corelli', con gli italiani abbronzati, generosi, portati a fraternizzare. Una proposta di legge (Galante e altri) presentata alla Camera il 24 novembre 2006 per istituire una Giornata della memoria delle vittime del fascismo accenna all'eccidio di Domenikon; ma è un'eccezione.

Italiani brava gente? Per nulla."Domenikon", dichiara la Santarelli nel film, "fu il primo di una serie di episodi repressivi nella primavera-estate 1943. Il generale Carlo Geloso, comandante delle forze italiane di occupazione, emanò una circolare sulla lotta ai ribelli il cui principio cardine era la responsabilità collettiva. Per annientare il movimento partigiano andavano annientate le comunità locali". L'ordine si tradusse in rastrellamenti, fucilazioni, incendi, requisizione e distruzione di riserve alimentari. A Domenikon seguirono eccidi in Tessaglia e nella Grecia interna: 30 giorni dopo 60 civili fucilati a Tsaritsani. Poi a Domokos, Farsala, Oxinià.

Le autorità greche segnalarono stupri di massa. Azioni di cui praticamente non esistono immagini, memorie sepolte negli archivi militari. Il comando tedesco in Macedonia arrivò a protestare con gli italiani per il ripetersi delle violenze contro i civili. Nel film il diario del soldato Guido Zuliani racconta di rastrellamenti e torture. Il capo della polizia di Elassona, Nikolaos Bavaris, scrisse una lettera di denuncia ai comandi italiani e alla Croce rossa internazionale: "Vi vantate di essere il Paese più civile d'Europa, ma crimini come questi sono commessi solo da barbari". Fu internato, torturato, deportato in Italia. La figlia: "Un incubo".

Gli italiani imitarono i tedeschi, ma senza la loro tecnica. Nel campo di concentramento di Larisa, a nord di Volos dove nacque Giorgio de Chirico, furono fucilati per rappresaglia oltre mille prigionieri greci. Molti morirono, ricorda 'La guerra sporca di Mussolini', di fame, denutrizione, epidemie. Le brande con i materassi di foglie di granturco erano infestate dalle pulci. L'occupazione (sino al settembre '43 gli italiani amministrarono due terzi della Grecia, un terzo i tedeschi) si caratterizzò per le prevaricazioni continue ai danni di innocenti. La Tessaglia era il granaio greco. L'esercito italiano eseguiva confische, saccheggi, sequestri. Introdotta la valuta di occupazione, il mercato nero andò alle stelle. La razione di pane si ridusse a 30 grammi al giorno. Il film mostra abitanti di Atene morti di fame gettati come stracci agli angoli delle strade. "Nel solo inverno 1941", ricorda la professoressa Santarelli a 'L'espresso', "la carestia indotta dall'amministrazione italiana fece tra i 40 e i 50 mila morti. Nell'intero periodo morirono di fame e malattie tra i 200 e i 300 mila greci. Un altro capitolo poco studiato è la prostituzione: migliaia di donne prese per fame e reclutate in bordelli per soddisfare soldati e ufficiali italiani". Nel 1946 il ministero greco della Previdenza sociale, nel censire i danni di guerra, calcolò che 400 villaggi avevano subito distruzioni parziali o totali: 200 di questi causati da unità italiane e tedesche, 200 dai soli italiani.


La Grecia rimossa ci costringe a riflettere. Come dice nel film lo storico Lutz Klinkhammer, il massimo studioso di atrocità tedesche in Italia: "La leggenda del bravo italiano non è completamente inventata. Ciò che è inventato è che tale immagine fosse l'aspetto dominante nell'occupazione di quei territori". I generali Geloso e Benelli altro non fecero che applicare le linee guida del generale Roatta in Jugoslavia, che teorizzò la strategia "testa per dente". Klinkhammer dichiara che le fucilazioni italiane in Slovenia, nella provincia di Lubiana, ebbero le stesse dimensioni delle fucilazioni tedesche in Alta Italia dopo l'8 settembre. Oltre 100 mila slavi transitarono per i campi di concentramento italiani in Jugoslavia. Nell'isola di Rab, di cui il film mostra cadaveri scheletrici, morì il 20 per cento dei prigionieri. Klinkhammer usa per l'esercito di Mussolini, ricordando i crimini in Etiopia e Cirenaica con l'impiego di gas contro i civili, il termine "programma di eliminazione". E se dopo il 1945 Badoglio e Graziani furono i primi due criminali di guerra elencati dalle autorità etiopi, per la Grecia e i Balcani furono sollevate analoghe richieste per i generali Roatta, Ambrosio, Robotti e Gambara.

A Londra la Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra ricevette una lista con più di 1.500 segnalazioni di criminali di guerra italiani. Perché tutto andò insabbiato? Ecco un'altra rimozione nazionale. Nel 1946 era cambiato tutto: l'Europa spaccata in due tra Alleati e blocco sovietico. L'Italia di De Gasperi rientrava nella strategia di compattamento occidentale contro Stalin. Il nostro governo rifiutò la consegna dei responsabili di atrocità alla Grecia. Mentre De Gasperi istituiva una commissione d'inchiesta, chiedeva a Washington di temporeggiare. Stessa richiesta da Lord Halifax per il governo britannico, pur vicino alla Grecia, dove infuriava la guerra civile tra monarchici e comunisti. In breve: l'Italia rinunciò a chiedere estradizione e processo per i criminali nazisti (ricordate 'l'armadio della vergogna'), la Grecia fece lo stesso con l'Italia. La Guerra fredda fu la pietra tombale sulle richieste di giustizia (vedere intervista a Filippo Focardi qui sopra).

Domenikon oggi è un paesino circondato dalla macchia, da ginepri, cardi e rosmarini. I tramonti lo tingono di rosa come nel 1943. I patrioti come Stathis Psomiadis hanno cercato di sollevare il velo dell'oblio, e questo documentario è un tributo agli innocenti. La realtà però è amara. Domenikon, riconosciuta città martire nel 1998, non è diventata memoria collettiva, come da noi Marzabotto. Molti greci non conoscono queste vicende. Perché già nel 1948, con la rinuncia del governo a chiedere l'estradizione dei criminali italiani, la questione si chiuse. I processi non furono mai istruiti. Anni dopo anche il Tribunale di Larisa archiviò il caso. E di Domenikon resta la memoria di pochi, gente semplice, poco mediatica, come si dice oggi. E un tramonto rosa malinconico. Sopra il villaggio, sopra la giustizia e la storia.

giovedì 26 settembre 2019

Non avrei mai pensato che sarebbe stato così bello

Non puoi avere un cane, lavori tutto il giorno... Mi hanno sempre detto. Poi sospiri e pensi, ma si quando andrò in pensione. E invece no, cavolo. La vita è adesso e allora vediamo un po', mi posso organizzare con un dog sitter. Si è un sacrificio e ti cambia totalmente la vita ma non avrei mai pensato che sarebbe stata così bella. Un'emozione ogni giorno e una scoperta.



Candy ormai ha preso possesso dell'ambiente ufficio e ha imparato la strada stanza-mensa. Anche l'ufficio postale è andata ok.
Certo ho scoperto che non può entrare nello studio medico, in farmacia, in libreria, nei supermercati e quindi sto' rivalutando i negozi di quartiere, il forno, la macelleria, la frutteria eppoi adora andare in macchina. È curiosa e guarda tutto con il sorriso. Mi fa tanta tenerezza.
Se penso che sono solo 3 mesi ...ha fatto passi da gigante. In fondo non aveva mai visto un ascensore o il robot che si accende quando gli pare e gli gira per casa. La musica in macchina, la televisione. È di una intelligenza unica. Il suo sguardo da voce alle parole che non può dire ma piano piano ci stiamo capendo. Grazie a lei cammino tantissimo e ho scoperto i colori e i profumi della natura.
E che dire poi dell'emozione quando per la prima volta ha sentito la sabbia sotto le zampe e il mare. La prima volta che ha preso coraggio e si è tuffata, nuotando.
Sono cosi tante le prime volte di... che è impossibile non emozionarmi.
Ma la cosa che fa la mattina quando sale sul mio letto per darmi il buongiorno e farci le coccole, è un grande sospirone, come per dire... "non ci posso credere che adesso ho una casa e una mamma" e si riaddormenta.
Grazie canile Hermada

E pensare che mi doveva arrivare un'altro cane, che purtroppo il giorno della partenza si è sentito male e il veterinario, visto il lungo viaggio, ha consigliato di non farlo viaggiare. Sapevo che era cardiopatico e una pasticca al giorno non sarebbe stato un problema, quindi era proprio destino che poi è arrivata lei.

martedì 24 settembre 2019

NCIS

Ci sono personaggi televisivi che ti entrano nel sangue e se non ci sono ti mancano.
Lo sò che sembra un'idea patetica ma io seguo NCIS da tantissimi anni e certe sere se non lo posso vedere, mi manca.

E' un appuntamento, come il caffè del mattino, però la sera.

Alla fine passano gli anni e ti accorgi che anche loro cambiano e si invecchiano e in fondo è come se facessero parte della famiglia. Ecco la sensazione è questa. Come stare a casa e in fondo mangio con una certa serenità. Mi piace.
Non vedo tg per scelta da molto tempo e comunque poi avendo sky ho un largo margine di scelta.




mercoledì 11 settembre 2019

Indifferenza

Ormai è la quarta busta di mondezza che raccolgo in passeggiata nella riserva dietro casa.
Plastica, bottiglie e tutto di più.
Io lo frequento da poco ma vedere tutta quella robaccia in terra mi ferisce e ci stò male, quindi cerco di rendere più bello il posto in cui porto a passeggio il cane.

Possibile che le tante persone che frequentano questo posto, anche da anni, non hanno mai pensato di pulirlo?!!

Leggo sguardi straniti e commernti del tipo "chi te lo fa fare a raccogliere la mondezza degli altri"...

Così non si va da nessuna parte e il mondo è sempre meno bello. Che amarezza

A me non costa nulla. Continuerò a scendere con le buste.

martedì 3 settembre 2019

Van Gogh


Il mio viaggio nella conoscenza di Van Gogh è stato molto lungo negli anni.

All'inizio non lo capivo e anzi i suoi quadri mi sembravano brutti.

Poi  anche grazie ad un viaggio ad Amsterdam, ho cominciato a vedere la bellezza in questi quadri ma ancora non ne capivo appieno il messaggio.
Ci vuole tanto tempo per capire un quadro diverso dai canoni normali, ma quando senti tutto quello che vuole dirti è una rivelazione bellissima.
L'uomo che ha dipinto il vento e girava nei prati per dipingere non la natura, ma l'anima della natura.

Per caso su Sky l'altra sera ho visto il film ultimo, con una interpretazione magistrale, devo dire.
Bellissimo  e soprattutto è stato come completare un percorso. Mi mancavano cose importanti che nel film ho capito e saputo e adesso mi si è svelato il suo mondo e i suoi quadri.
Meraviglioso.
Ecco bisogna essere grati quando arrivano queste cose. Sono doni e soprattutto bellezza di vita.

Adesso finalmente guarderò i suoi quadri con uno sguardo diverso e più bello.






























guardate questo video - vi farà piangere

venerdì 30 agosto 2019

Chi ha deciso a.d. avanti e prima di Cristo?

Il tutto è nato da una conversazione in famiglia. Mio padre giorni addietro ha detto ad un certo punto, ma chi ha deciso che la datazione è prima e dopo Cristo?
Effettivamente ammetto di non averlo mai saputo, anche se qualche volta me lo sono chiesto.

Così ho deciso di chiedere, come sempre a Santo Google ed ecco che appare la risposta - ho fatto un  semplice copia e incolla da Wikipedia.
Buona lettura


Origine anno prima e dopo Cristo

Dionigi il Piccolo (in latino: Dionysius Exiguus; V secoloVI secolo) è stato un monaco cristiano scita, che visse a Roma tra la fine del V e l'inizio del VI secolo[1]. Volle essere chiamato "il Piccolo" in segno di umiltà verso San Dionigi l'Areopagita e San Dionigi di Alessandria[2].
Un monaco in uno scriptorium.
È famoso per avere calcolato la data di nascita di Gesù, collocandola nell'anno 753 dalla fondazione di Roma, e per avere introdotto l'uso di contare gli anni a partire da tale data (anno Domini). Il sistema cronologico da lui elaborato risulta essere, congiuntamente al calendario gregoriano (dall'anno 1582) di gran lunga quello di più ampio utilizzo sulla Terra. Dionigi è stato anche il fondatore della cronologia storica generale.


Intorno al 525, Dionigi il Piccolo ricevette dal cancelliere di Papa Giovanni I l'incarico di elaborare un metodo matematico per prevedere la data della Pasqua in base alla regola adottata dal Concilio di Nicea. Dionigi scoprì che nel calendario giuliano, che vigeva all'epoca, le date della Pasqua si ripetono ciclicamente ogni 532 anni, e compilò una tabella che conteneva l'elenco delle date lungo tutta la durata di tale ciclo.
La tabella di Dionigi venne adottata ufficialmente e fu usata dalla Chiesa cattolica fino alla riforma gregoriana del calendario nel 1582, mentre quella ortodossa, che non ha aderito alla riforma, la usa tuttora.

Il calcolo della data di nascita di Gesù


Lo stesso argomento in dettaglio: Data di nascita di Gesù .
Nel compilare la sua tabella delle date di Pasqua, Dionigi scelse di numerare gli anni secondo un criterio del tutto nuovo: all'epoca si usava contare gli anni a partire dalla fondazione di Roma oppure dall'inizio del regno di Diocleziano, o ancora dal principio dei tempi, calcolato secondo le età convenzionali dei patriarchi biblici; Dionigi invece li contò ab Incarnatione Domini nostri Iesu Christi, cioè "dall'Incarnazione del nostro Signore Gesù Cristo"[6]. La data di nascita di Gesù era stata da lui stesso determinata con un calcolo basato sui Vangeli e sui documenti storici che aveva a disposizione.
Propriamente, secondo la dottrina cristiana, il momento dell'Incarnazione di Gesù è quello del suo concepimento e non della sua nascita; ma poiché Gesù, secondo la tradizione, nacque il 25 dicembre, concepimento e nascita avvennero nello stesso anno (il concepimento si celebra nella festa dell'Annunciazione il 25 marzo, esattamente nove mesi prima del Natale).

L'anno zero e la morte di Erode

Una peculiarità di questa numerazione è che non esiste l'anno zero: Dionigi infatti non conosceva lo zero (la parola latina nulla nella terza colonna della sua tabella di Pasqua non significa "zero"); nell'Europa medioevale, lo zero venne introdotto non prima del secondo millennio dell'era cristiana. Egli stabilì quindi che l'anno immediatamente precedente all'1 (cioè l'anno nel quale era nato Gesù secondo il suo calcolo) fosse l'1 a.C.
Attualmente, però, la maggior parte degli storici ritiene che Dionigi abbia sbagliato il suo calcolo di alcuni anni. La data comunemente accettata per la morte di Erode il Grande, sotto il cui regno nacque Gesù, è infatti il 4 a.C.: Gesù quindi non può essere nato dopo quella data. Non è avvalorata dagli storici l'ipotesi che Erode fosse morto nel 3 d.C., mentre nel 4 a.C. avrebbe soltanto associato a sé i propri figli nel regno: in questo caso il calcolo di Dionigi risulterebbe esatto.

Fortuna della cronologia di Dionigi

La numerazione di Dionigi si diffuse in tutto il mondo cristiano, inizialmente in Italia, nelle tavole di cicli pasquali e nelle cronache. Intorno al VII secolo passò ai documenti pubblici e privati[1], sostenuta da chierici come Beda il Venerabile. Già nell'VIII secolo lo si trova negli atti dei sovrani franchi e inglesi, mentre nel X secolo è conosciuto in tutta l'Europa occidentale, imponendosi a misura della diffusione della cultura. L'uso di contare in base all'anno Domini anche gli anni prima di Cristo fu adottato solo nel corso del XVIII secolo[1].

martedì 27 agosto 2019

Olimpiadi di Berlino

La storia di Carl Ludwig Hermann Long dopo le olimpiadi di Berlino e della sua grande amicizia con Jesse Owens. Per caso trovi un pezzo di storia che non conoscevi ma che fa parte delle tante cose che sai e che ti porti dentro. E allora è bello chiudere il cerchio e  magari divulgarlo...



Motta Sant’Anastasia è un paese di poco più di 12.000 abitanti.
Si trova in Sicilia, in provincia di Catania. È situato sulle pendici dell’Etna. La parte più antica è stata costruita su un "nek", una rupe di origine vulcanica. Sulla strada per Motta, poco prima del paese, vi è il Cimitero Militare Germanico. Nel 1954, tra il governo tedesco e il governo italiano, fu stipulato un accordo per la costruzione di un cimitero per tutti i caduti tedeschi in Sicilia della Seconda guerra mondiale. Il cimitero fu inaugurato il 25 settembre del 1965. All'ingresso vi è una stele che recita:
“IN DIESER KRIEGSGRÄBERSTÄTTE RUHEN 4561 DEUTSCHE GEFALLENE
VON IHNEN BLIEBEN 451 UNBEKANNT
1939 – 1945
IN QUESTO MAUSOLEO RIPOSANO 4561 CADUTI GERMANICI
451 SONO RIMASTI SCONOSCIUTI”
Questa è la storia di uno di loro.
Nel 1936 i giochi olimpici si disputano a Berlino, Germania. L’idea di Hitler e del partito nazionalsocialista era quella di strumentalizzare le olimpiadi per riaffermare la folle ideologia della razza ariana. Per il Fuhrer le olimpiadi rappresentavano un magnifico strumento di propaganda. I giochi rappresentavano l’occasione per dimostrare al mondo l’efficienza, la grandezza della Germania nazista.
Carl Ludwig Hermann Long, detto Luz, nasce a Lipsia il 27 aprile del 1913. Luz era un lunghista e triplista. Era alto, biondo e con gli occhi azzurri, il prototipo dell’atleta ariano. Era un beniamino della nazione. Era un ottimo atleta. Nel 1934, agli europei di atletica di Torino, aveva conquistato un bronzo nel salto in lungo. Era una delle punte di diamante della squadra di atletica leggera tedesca. Era un diamante su cui la Germania nazista contava per la conquista dell’oro olimpico.
Long, nelle gare eliminatorie del salto in lungo, manda in visibilio il pubblico dell’Olympiastadion, qualificandosi per la finale. In ben due salti supera il record olimpico. È l’idolo della folla, della nazione, è il simbolo della purezza ariana, “gioca” in casa, chi può togliergli quell’oro olimpico? Luz, però, non è solo un tedesco ariano, un’atleta che vuole vincere, è, soprattutto, un uomo di sport. Durante le gare eliminatorie, il suo grande antagonista, lo statunitense Jesse Owens, a sorpresa, non sta brillando. Distratto dalle batterie dei 200 metri, Jesse, la stella d’ebano, rischia di essere eliminato dalla finale del salto in lungo. Due salti, due nulli. Luz, sorpreso dalla prestazione negativa dell’americano, gli si avvicina e con uno stentato inglese scolastico gli dice: “Uno come te dovrebbe essere in grado di qualificarsi ad occhi chiusi”. Long aveva studiato il salto di Owens e aveva capito dove l’americano difettava. Consigliò allo statunitense di partire più indietro di 30 centimetri dalla pedana di rincorsa. Owens accettò il consiglio del tedesco e con il terzo salto si qualificò per la finale. Tra i due nacque un’affinità sportiva, ma soprattutto umana. Tra il campione ariano e la stella afroamericana, lì nel catino dell’Olympiastadion, davanti agli occhi del Fuhrer, in barba all'ideologia nazista, nacque una fraterna amicizia. Il 4 agosto del 1936 si disputa una delle più memorabili finali del salto in lungo. Long esalta la folla. I suoi salti sono fenomenali e addirittura migliora il record olimpico, già battuto nelle eliminatorie. Owens dopo un primo salto nullo, vincerà la medaglia d’oro con due salti superlativi, l’ultimo con la misura di 8,06 metri, nuovo record del mondo. Owens oro, Long argento. Luz, al termine della gara, sarà il primo a congratularsi con Owens. Sarà il primo a tendere la mano con sincera ammirazione e umiltà all'uomo che lo aveva battuto. Luz era consapevole di essere stato sconfitto meritatamente da un grande atleta, forse il più grande di sempre.
Jesse Owens sarà la stella assoluta di quelle olimpiadi. Un afroamericano, un nero, odiato e discriminato in patria, porterà a casa ben 4 ori olimpici: 100 metri, 200 metri, staffetta e salto in lungo. Jesse Owens fu “l’uomo nero” che primeggiò davanti agli occhi di Hitler nelle olimpiadi ariane. La sua non fu solo una vittoria sportiva. Le sue vittorie andavano oltre le olimpiadi, oltre lo sport. Ma quelle vittorie non cambieranno il suo status di “cittadino inferiore” in patria. Dopo le olimpiadi non riceverà i giusti onori e la dovuta gloria. Long, invece, concluse quei giochi portando a casa “solo” quel magnifico argento. Da Berlino, entrambi non ottennero solo medaglie. Grazie a quell’olimpiade, tra i due nacque una profonda fratellanza che continuò anche dopo la manifestazione sportiva e che fu rafforzata da un fitto rapporto epistolare.
Allo scoppio del secondo conflitto mondiale, Long fu spedito al fronte. Inizialmente non era impiegato direttamente nei combattimenti, ma quando la guerra prese una piega negativa per i tedeschi, i suoi compiti cambiarono radicalmente. Nel 1942, era in Tunisia. Da poco era nato suo figlio Kai. Essendo al fronte, non aveva avuto la possibilità di vederlo, conoscerlo. Nell’ultima lettera che Luz scrive, dal fronte nord africano, a Jesse, gli chiede un favore, uno di quei favori che puoi chiedere solo ad un amico fraterno. In quella lettera Long metterà nero su bianco la seguente richiesta:” Dopo la guerra va in Germania, ritrova mio figlio e parlagli di suo padre. Parlagli dell’epoca in cui la guerra non ci separava e digli che le cose possono essere diverse fra gli uomini su questa terra. Tuo fratello Luz”
Il 14 luglio del 1943, Luz Long presta servizio nella corazzata “Herman Goring”. È impiegato nei combattimenti presso la piana di Gela, in Sicilia, per contrastare lo sbarco alleato. Morirà nei pressi di Acate. Il suo corpo privo di vita fu ritrovato dagli americani e gettato in una fossa comune. Successivamente fu traslato a Motta Sant’Anastasia.
“Se non è spirito d’atleta quello che mosse Long nel tendere la mano ad Owens, non sappiamo cos’altro sia”. Con questa motivazione, nel 2000, il gesto di umiltà e correttezza di Long, del 4 agosto 1936, fu celebrato dal Comitato Olimpico Internazionale come esempio di pace e fratellanza tra i popoli, secondo la fiamma originaria dei giochi olimpici.
Jesse tenne fede alla richiesta di Luz. Si recò in Germania. Conobbe suo figlio Kai. Partecipò alle nozze di quest’ultimo. Gli raccontò del padre, di Berlino, del Fuhrer, delle medaglie e della loro grande amicizia fraterna. Gli raccontò di quell’uomo che gli tese la mano con umiltà e sportività abbattendo le barriere del pregiudizio e del razzismo. Gli raccontò la storia di Luz Long, dell’atleta, del soldato, dell’uomo il cui corpo giace nel sacrario di Motta Sant’Anastasia.

lunedì 26 agosto 2019

Un giornale trovato per caso...e la macchina del tempo

Trovato per caso tra le mie tante riviste che languono  nell'armadio  e si sà che in estate si tira fuori tutto pur di leggere qualcosa.

Non riesco proprio a sfogliare i giornali di gossip, praticamente non conosco nessuno e quando mi è capitato, mi sembra di abitare in un'altro pianeta, perchè dovrebbero essere famosi ma io non li conosco e nemmeno mi interessa devo dire.

Così quando posso leggo "io donna" o "Ddonna", i giornali allegati il sabato da anni ormai, alla repubblica e al corriere della sera.




Davvero ben fatti e soprattutto articoli da leggere molto interessanti.

Comunque di norma non guardo l'anno e solo quando leggo un intervista con Prodi e Letta mi viene da chiedermi di che anno sia... giro alla copertina... e sorpresa, 2008!!

E' stato fichissimo perchè io sapevo tutte le risposte. Sapevo cosa sarebbe accaduto dopo e questa cosa mi ha divertito tantissimo, perchè mi è sembrato di entrare in una macchina del tempo. Avendone poi più di una, ho anche trovato un'altra rivista in cui ci si domandava se ci sarebbe stato un governo Obama!!! he he... In fondo, mi sono davvero divertita ed è stato strano ma bello.

Leggere gli articoli di opinionisti e giornalisti e sapere come sarebbe finita. Avevo tutte le risposte e anche di più. Credo di averne ancora, di riviste archiviate che ancora non ho letto, se cerco bene... he he