Il libro "Il peso della neve" (Mondadori) di Adriana e Giampiero Parete, sopravvissuti alla tragedia di Rigopiano (Farindola, Pescara). Racconta la storia di cosa accadde il 18 gennaio 2017 all'interno del Gran Sasso Resort di Rigopiano nelle drammatiche 50 ore che seguirono la valanga, quando 120.000 tonnellate di alberi, rocce, ghiaccio e neve spazzarono via tutto, uccidendo 29 delle 40 persone presenti.
giovedì 10 dicembre 2020
"Il peso della neve" Rigopiano
Il libro "Il peso della neve" (Mondadori) di Adriana e Giampiero Parete, sopravvissuti alla tragedia di Rigopiano (Farindola, Pescara). Racconta la storia di cosa accadde il 18 gennaio 2017 all'interno del Gran Sasso Resort di Rigopiano nelle drammatiche 50 ore che seguirono la valanga, quando 120.000 tonnellate di alberi, rocce, ghiaccio e neve spazzarono via tutto, uccidendo 29 delle 40 persone presenti.
lunedì 7 dicembre 2020
CANDY CANE
Avendo un cane di nome Candy, la curiosità è sorta spontanea, anche perchè io li ho sempre chiamati bastoncini di zucchero e non sapevo che si chiamavano Candy cane.
Sono il dolciume più venduto in America nel mese di dicembre, uno dei simboli più iconici del Natale, acquistato perlopiù fra il periodo del Ringraziamento e la Vigilia: i candy cane, bastoncini di zucchero a strisce bianche e rosse al sapore di menta piperita, sono probabilmente fra i prodotti natalizi più misteriosi di sempre. Tante, infatti, le leggende che ruotano attorno ai dolcetti, utilizzati più per addobbare l’albero e decorare la casa che per l’effettivo consumo (la settimana di maggiori vendite, secondo la National Confectioners Association, è proprio la seconda di dicembre).
Candy cane e la leggenda del coro di Colonia
Il racconto popolare più famoso è quello del coro della cattedrale di Colonia in Germania: sembra che nel 1670 il maestro di musica iniziò a regalare degli stecchetti di zucchero agli studenti più giovani per tenerli buoni durante lo spettacolo The Living Creche, piegando i dolcetti e dando loro la forma del bastone dei pastori. Lo conferma anche Susan Benjamin, fondatrice del True Treats Historic Candy, negozio di caramelle nel West Virginia dove è possibile trovare tutti i dolciumi realizzati fino alla metà del Novecento. Benjamin è anche autrice del libro “Sweet as Sin: The Unwrapped Story of How Candy Became America’s Pleasure”, in cui afferma che, con buone probabilità, i bastoncini sono nati nel Seicento, periodo in cui lo zucchero soffiato – che potremmo considerare un antenato dei candy cane – era di gran moda, soprattutto in Germania.
L’arrivo delle strisce rosse
In America, comunque, dove sono ormai da tempo popolarissimi, i candy cane appaiono per la prima volta nel 1847, più precisamente a Wooster, Ohio, dove l’immigrato metà tedesco e metà svedese August Imgard addobbò un piccolo abete rosso con decorazioni in carta e bastoncini di zucchero. In principio, però, i canes erano solo di colore bianco. E così rimasero per circa 200 anni, fino al Novecento. “Con l’arrivo delle strisce nacquero tantissime leggende”, spiega l’autrice, “come quella che ritiene che nascondessero un codice segreto per i cristiani perseguitati in Germania o in Inghilterra nel Seicento, un linguaggio privato che cambiava messaggio di volta in volta a seconda del numero di strisce: tre per la trinità, una per il sacrificio di Gesù. Più in generale, per molti il rosso sta a indicare il sangue di Cristo”.
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Il gusto alla menta piperita
È altamente improbabile, però, che i candy cane siano legati alla sfera religiosa, “nonostante siano in molti a pensare che la forma stessa rappresenti la J di Jesus”. Torniamo quindi ai fatti: oltre al colore, un’altra aggiunta fondamentale è stata fatta in America: il sapore di menta. Piperita, per la precisione, una tipologia dal profumo intenso e inebriante e fra le erbe medicinali più antiche, in passato usata per curare mal di stomaco, indigestioni e nausea, sia nella medicina occidentale che in quella orientale. La spiegazione, in questo caso, è presto detta: fin dal Settecento, le caramelle venivano vendute come medicinali, dei rimedi casalinghi per alleviare i mali minori. Il farmacista era quindi spesso anche colui che fabbricava i dolciumi, perché molti degli ingredienti medicinali non erano altro che delle miscele di erbe dal sapore forte e sgradevole, che andavano addolcite.
La produzione di massa
Così, i chimici infondevano le erbe nello zucchero, spesso con aggiunta di menta piperita, il cui gusto rinfrescante aiutava a camuffare i sapori più cattivi delle erbe amare. Non c’è da stupirsi, quindi, se le primissime caramelle confezionate erano proprio alla menta: le Altoids, per esempio, storico marchio nato in Inghilterra nel 1781, sono state create dall’azienda londinese Smith&Company, che produceva anche pastiglie medicinali. Ma quand’è che i bastoncini così come li conosciamo oggi diventano un simbolo del Natale? Negli anni ’20, grazie a Bob McCormack, fondatore della Bobs Candies, azienda di dolciumi del gruppo Ferrara Candy Company. È stato lui il primo ad associare i candy cane al periodo natalizio, regalando ad amici e parenti i bastoncini allora preparati a mano: bisogna attendere gli anni ’50 perché suo cognato, Gregory Keller, progetti una macchina per la produzione automatica. A loro si deve la prima produzione di massa di uno dei dolci più famosi al mondo.
venerdì 13 novembre 2020
Pausa pranzo
E camminando invece decidi di entrare in un piccolo locale che proprio sembra uscito da un libro di fate. Dentro è tutto rosa e ci sono tantissime rose e fiori.
ok il menu' non è proprio di mio gusto, tartare no per carità, tacos no, insalate no... vabbè proviamo con avocado e verdure wok con calamari fritti. Le ragazze gentilissime però non si può nemmeno spendere 25 euro e uscire avendo ancora fame.mercoledì 11 novembre 2020
Immortali
Questo 2020 ci ha tolto Gigi Proietti e Sean Connery. Chissà perchè non pensavo che i mostri sacri poteressero anche morire.
Tanto saranno comunque sempre immortali.
Vietato essere gentile
Questo virus ha ucciso tante cose, compresa la gentilezza.
Il semplice gesto di offrire un caffè o portare un caffè potrebbe far morire la persona con cui si è gentili, non sapendo di essere eventualmente infettivi.Il gesto di amore è stare soli e in isolamento.
Perchè potresti contagiare i tuoi genitori o i figli o i nonni.
Non credo che ci sia al mondo qualcosa di così terribile.
martedì 3 novembre 2020
Mi accorgo di essere ormai vecchia...
quando scrivo, ... come si fa con questi ragazzi...
Nella pineta dietro casa mia, tra l'altro è una proprietà privata noi che abbiamo i cani ci facciamo lunghe passeggiate nella campagna sterminata. Siamo vicino la Centrale del latte di Roma e confiniamo con una riserva, quindi ci sono volpi e cinghiali.
E' molto bello e poco frequentato ovviamente, eppure la notte di Hallowenn dei sciocchi ragazzi hanno preso la panchina dove facciamo tutti pausa e i cani stessi ormai l'hanno presa a riferimento, e l'hanno gettata dentro il vascone dell'acqua acea, dove sarà impossibile recuperarla.
E mi chiedo, possibile che non abbiano rispetto per il lavoro di una persona che si è messa a lavorare per creare a mano questa panca con le pedane di legno?
Mi fanno tanta rabbia.
Li vediamo passare con mascherine abbassate, cellulari, vestiti firmati, sigarette e sicuramente una macchina comprata con i soldi di papà. Gli mancherà la fatica di un lavoro e l'avere tutto senza capire il valore delle cose, oppure sono proprio così tristemente vuoti? NOn lo so.
Se si riuscisse almeno a coglierli sul fatto, avrebbero una bella lezione e giuro gli farei fare i lavori sociali per mesi.
Comunque stamattina un'anima gentile ha posto questa nuova panchina nel parco e speriamo che non faccia la fine dell'altra.
Nella riserva c'è un bosco dove c'erano delle panchine di legno e ferro, che sono state anche loro distrutte.
C'erano porte di un campo di calcio che non si sà che fine abbiano fatto.
Ci sono anche famiglie che passeggiano e vanno in bicicletta, ma la notte no.
La notte i vandali agiscono nel buio distruggendo tutto per il gusto di farlo e dentro senti una grande amarezza e pietà per questi ragazzi che vivono così e sicuro nella vita non combineranno mai niente di buono. Si annoiano, dicono... Ma sti cazzi.
Scusate... quando c'è vo c'è vo'
lunedì 2 novembre 2020
L’ultimo romanzo di Camilleri…
"RICCARDINO"
Trepidante, ho aperto e letto questo libro con un sentimento di curiosità misto a tenerezza, con la consapevolezza che sarebbe stato l’ultimo libro che leggevo sul Commissario Montalbano. Ormai lo seguo da sempre, e non mi sono persa ne un libro e ne un film.
Le mie aspettattive purtroppo sono state largamente deluse.
Immagino che l’autore si è voluto togliere uno sfizio ma nell’insieme per me è stato molto stonato superare i paragrafi in cui l’autore parlava con Montalbano. Poi addirittura il confronto con Zingaretti e una fatica immane, leggere in un vigatese strettissimo che davvero non mi ricordavo così difficile. Mi dispiace tanto che non mi sia piaciuto, ma d’altronde non ero obbligata a farmelo piacere.
Finisce una saga e amen… comunque lode ad un grande scrittore che ci ha fatto amare e sognare con il personaggio di Salvo Montalbano.
Sicuramente il Commissario più sexy della storia del cinema...
Zingaretti ha senza ombra di dubbio piacevolmente interpretato un personaggio che sembrava tagliato apposta per lui o così è sembrato.
Quando finisce l'attore e inizia l'uomo? E quando il personaggio inghiotte l'attore che succede?
Forse per questo Zingaretti ha tentato di togliersi dalla sua pelle Montalbano, ma sicuramente il libro ci svela come Montalbano è voluto uscire di scena.
Una saga che segui da tanti anni sembra quasi una cosa di famiglia e i personaggi in qualche modo entrano nel tuo cuore... sarà difficile dimenticarvi.
Grazie Camilleri
venerdì 30 ottobre 2020
Un esercito di drogati... proprio come fece Alessandro Magno
Oppiacei e anfetamine, le armi segrete di Hitler
«La grande euforia»
Quando comincia la Seconda guerra mondiale, la droga si diffonde rapidamente tra i soldati della Wehrmacht. Tanto che l’autore di un libro appena uscito sull’argomento è convinto che abbia avuto un ruolo fondamentale non solo nel Blitzkrieg contro la Francia del 1940, ma anche nel comportamento di Adolf Hitler. «Medici e droghe spiegano molto della struttura interna del nazismo» sostiene Norman Ohler, autore di «Der totale Rausch» («La totale euforia»).














