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venerdì 13 novembre 2020

Pausa pranzo

Di solito si cerca i bar in zona per risparmiare e mangiare qualcosa, perchè ieri sera non ti è avanzato nulla per pranzo e magari stamattina proprio non avevi voglia di cucinare qualcosa.
E camminando invece decidi di entrare in un piccolo locale che proprio sembra uscito da un libro di fate. Dentro è tutto rosa e ci sono tantissime rose e fiori.
ok il menu' non è proprio di mio gusto, tartare no per carità, tacos no, insalate no... vabbè proviamo con avocado e verdure wok con calamari fritti. Le ragazze gentilissime però non si può nemmeno spendere 25 euro e uscire avendo ancora fame.


mercoledì 11 novembre 2020

Immortali

Ricordo che il primo contatto con la morte di un vip del cinema è stato con Yul Brinner e dopo con Jhon Wayne. Praticamente c'è questa sensazione di immortalità che in qualche modo la morte rende questi mostri sacri come noi. Che shock!!

Questo 2020 ci ha tolto Gigi Proietti e Sean Connery. Chissà perchè non pensavo che i mostri sacri poteressero anche morire.

Tanto saranno comunque sempre immortali.


 



Vietato essere gentile

 Questo virus ha ucciso tante cose, compresa la gentilezza. 

Il semplice gesto di offrire un caffè o portare un caffè potrebbe far morire la persona con cui si è gentili, non sapendo di essere eventualmente infettivi.

Il gesto di amore è stare soli e in isolamento.

Perchè potresti contagiare i tuoi genitori o i figli o i nonni.

Non credo che ci sia al mondo qualcosa di così terribile.

martedì 3 novembre 2020

Mi accorgo di essere ormai vecchia...

 quando scrivo, ... come si fa con questi ragazzi...

Nella pineta dietro casa mia, tra l'altro è una proprietà privata noi che abbiamo i cani ci facciamo lunghe passeggiate nella campagna sterminata. Siamo vicino la Centrale del latte di Roma e confiniamo con una riserva, quindi ci sono volpi e cinghiali. 

E' molto bello e poco frequentato ovviamente, eppure la notte di Hallowenn dei sciocchi ragazzi hanno preso la panchina dove facciamo tutti pausa e i cani stessi ormai l'hanno presa a riferimento, e l'hanno gettata dentro il vascone dell'acqua acea, dove sarà impossibile recuperarla.

E mi chiedo, possibile che non abbiano rispetto per il lavoro di una persona che si è messa a lavorare per creare a mano questa panca con le pedane di legno?

Mi fanno tanta rabbia.

Li vediamo passare con mascherine abbassate, cellulari, vestiti firmati, sigarette e sicuramente una macchina comprata con i soldi di papà. Gli mancherà la fatica di un lavoro e l'avere tutto senza capire il valore delle cose, oppure sono proprio così tristemente vuoti? NOn lo so.

Se si riuscisse almeno a coglierli sul fatto, avrebbero una bella lezione e giuro gli farei fare i lavori sociali per mesi.

Comunque stamattina un'anima gentile ha posto questa nuova panchina nel parco e speriamo che non faccia la fine dell'altra.

Questa è la terza panchina che viene costruita da signori volenterosi e gentili, che fanno parte di un'altra generazione e che dovrebbero essere presi ad esempio invece di distruggere senza motivo quello che mettono a disposizione per la comunità.

Nella riserva c'è un bosco dove c'erano delle panchine di legno e ferro, che sono state anche loro distrutte.

C'erano porte di un campo di calcio che non si sà che fine abbiano fatto.

Ci sono anche famiglie che passeggiano e vanno in bicicletta, ma la notte no. 

La notte i vandali agiscono nel buio distruggendo tutto per il gusto di farlo e dentro senti una grande amarezza e pietà per questi ragazzi che vivono così e sicuro nella vita non combineranno mai niente di buono. Si annoiano, dicono... Ma sti cazzi.

Scusate... quando c'è vo c'è vo'

lunedì 2 novembre 2020

L’ultimo romanzo di Camilleri…

 

"RICCARDINO"

 

Trepidante, ho aperto e letto questo libro con un sentimento di curiosità misto a tenerezza, con la consapevolezza che sarebbe stato l’ultimo libro che leggevo sul Commissario Montalbano. Ormai lo seguo da sempre, e non mi sono persa ne un libro e ne un film.

Le mie aspettattive purtroppo sono state largamente deluse.

Immagino che l’autore si è voluto togliere uno sfizio ma nell’insieme per me è stato molto stonato superare i paragrafi in cui l’autore parlava con Montalbano. Poi addirittura il confronto con Zingaretti e una fatica immane, leggere in un vigatese strettissimo che davvero non mi ricordavo così difficile. Mi dispiace tanto che non mi sia piaciuto, ma d’altronde non ero obbligata a farmelo piacere.

Finisce una saga e amen… comunque lode ad un grande scrittore che ci ha fatto amare e sognare con il personaggio di Salvo Montalbano.

Sicuramente il Commissario più sexy della storia del cinema... 

Zingaretti ha senza ombra di dubbio piacevolmente interpretato un personaggio che sembrava tagliato apposta per lui o così è sembrato.

Quando finisce l'attore e inizia l'uomo? E quando il personaggio inghiotte l'attore che succede?

Forse per questo Zingaretti ha tentato di togliersi dalla sua pelle Montalbano, ma sicuramente il libro ci svela come Montalbano è voluto uscire di scena.

Una saga che segui da tanti anni sembra quasi una cosa di famiglia e i personaggi in qualche modo entrano nel tuo cuore... sarà difficile dimenticarvi.
Grazie Camilleri

venerdì 30 ottobre 2020

Un esercito di drogati... proprio come fece Alessandro Magno

 Oppiacei e anfetamine, le armi segrete di Hitler

Seguendo stamattina un documentario di nazional geografic ho scoperto l'uso della droga ai soldati tedeschi ... sconvolgente
 

Il Pervitin è una droga derivata dall'efedrina e appartenente alla categoria delle anfetamine che fu brevettata nella Germania nazista.
Nella maggior parte delle persone, la sostanza aumentava la fiducia in se stessi, la concentrazione e la disponibilità a correre rischi, riducendo allo stesso tempo la sensibilità al dolore, la fame e il bisogno di dormire. 
 

Questo micidiale «Crystal Meth» del Terzo Reich rende dipendenti e ha effetti devastanti: il Pervitin si diffonde rapidamente, nel regno degli «invincibili». Lo prendono sportivi, cantanti, studenti sotto esame. La fabbrica di Pervitin inventa addirittura il cioccolatino al Pervitin per allietare le casalinghe.

«La grande euforia»

Quando comincia la Seconda guerra mondiale, la droga si diffonde rapidamente tra i soldati della Wehrmacht. Tanto che l’autore di un libro appena uscito sull’argomento è convinto che abbia avuto un ruolo fondamentale non solo nel Blitzkrieg contro la Francia del 1940, ma anche nel comportamento di Adolf Hitler. «Medici e droghe spiegano molto della struttura interna del nazismo» sostiene Norman Ohler, autore di «Der totale Rausch» («La totale euforia»).

Tra il 1939 e il 1945 circa duecento milioni di dosi di Pervitin vennero distribuite ai soldati tedeschi.
Fin dalle prime fasi della Seconda guerra mondiale il Pervitin veniva somministrato ai soldati della Wehrmacht e nel ’39, ai tempi dell’invasione della Polonia, era distribuito quotidianamente insieme al cibo.
Il capo degli psicologi dell’esercito la considerava "una sostanza di grande valore militare" e aveva convinto i generali del Reich dell’utilità della sostanza sul campo di battaglia che permetteva di marciare ininterrottamente e donava la capacità di combattere senza sosta, di giorno e di notte, senza aver bisogno di dormire. Grazie al suo parere, l’anno successivo, nel ’40, lo stimolante diventò addirittura decisivo nell’invasione del Belgio e durante la campagna di Francia (l’avanzata nelle Ardenne fu estenuante e durò tre giorni). L’attacco della Wehrmacht fu micidiale: i carri armati procedono a tutta velocità attraverso le Ardenne senza fermarsi mai, notte e giorno, in quattro giorni macinano centinaia di chilometri. A metà maggio del 1940 raggiungono e radono totalmente al suolo l’accampamento militare francese ad Avesnes. I soldati francesi sono sconvolti dallo stato si esaltazione dei loro nemici. Sono inarrestabili. È un blitzkrieg metanfetaminico.
«Migliaia di soldati conservavano la droga nell’elmetto, o la ricevevano dai medici militari. Poggiavano le pasticche sulla lingua e le ingerivano con un sorso d’acqua. Venti minuti dopo il loro cervello iniziava a subirne gli effetti. All’improvviso la dopamina iniziava a esagerare la percezione dei soldati, mettendoli in uno stato di pura allerta. La notte si illuminava: nessuno avrebbe dormito, le luci erano accese, l’esercito continuava ad avanzare verso il Belgio… Non ci sono state pause – un bombardamento chimico aveva appena colpito i loro cervelli.»
(Norman Ohler, autore del libro Tossici. L’arma segreta del Reich. La droga nella Germania nazista, 10 settembre 2015).
I dottori militari, oltre a somministrare il Pervitin al naturale, mischiavano la metanfetamina alla cioccolata creando delle barrette chiamate “cioccolata dell’aviatore”, che venivano date ai piloti aerei. Esisteva anche la versione per i carristi chiamata “panzer cioccolata”.
Di particolare rilevanza il fatto che l'ammiraglio Hellmuth Heye nel marzo 1944 richiese, in sostituzione al Pervitin, un farmaco che potesse fornire ancora maggior forza e autostima alle sue truppe. Il chimico Wolf Kemper e un gruppo di altri ricercatori furono incaricati di sviluppare tale farmaco, e più tardi nel corso dell'anno svilupparono un farmaco denominato D-IX, ogni compressa conteneva: 5 mg di ossicodone (oppiaceo della famiglia dell'eroina), 5 mg di cocaina, e 3 mg di Pervitin. Test condotti sui detenuti del campo di concentramento di Sachsenhausen verificarono che, sotto l'uso di tale droga, una persona poteva marciare fino a 90 chilometri senza riposo, portando con sé uno zaino di 20 chilogrammi. Tuttavia i tedeschi persero la guerra prima di poter produrre in massa il farmaco, che venne somministrato solamente ad alcuni piloti di sottomarino.
Si ritiene che lo stesso Adolf Hitler, fino al suo suicidio, avvenuto poco prima della fine della guerra, fosse dipendente dai farmaci che il suo medico personale, il dottor Theodor Morell continuò, per lungo tempo, a prescrivergli, inizialmente per curare le sue condizioni mediche croniche. Secondo Norman Ohler nel suo libro del 2016 Tossici, L'arma segreta del Reich, quando le scorte di droga di Hitler si esaurirono, alla fine della guerra, il Führer soffriva di grave astinenza da serotonina e dopamina, di paranoia, psicosi, allucinazioni, tremori e insufficienza renale.

martedì 27 ottobre 2020

Il libro delle verità nascoste

 

Ad essere sincera, dalla trama pensavo meglio.

La protagonista del racconto è Ruby, una ragazza che ha la passione per i romanzi di donne morte suicide. Il tutto inizia con una consegnata per errore, una valigia. Per cercare un indirizzo dove far recapitare il bagaglio alla legittima proprietaria (Beth, compagna di studi al College), Ruby e sua madre sono costrette a frugarci dentro. Prepotente il passato ritorna nella forma di un libro: Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf. Ma Beth è scomparsa. Dal presente al passato in un attimo. Ruby è catapultata indietro, ai tempi dell’università. Al suo incontro con il professor Suter. Sembra che lei e Beth pare abbiano più di qualcosa in comune. Forse …

Essendo quasi un giallo e anche se dalle prime pagine, il romanzo cattura e tiene legato il lettore fino al finale a sorpresa, ricco di continui colpi di scena, il racconto perde di spessore con lo sviluppo della narrazione.

Questa scrittrice non mi convince e si sente l’imprinting americano dei romanzi stile Danielle Stell, alla fine una lettura piacevole e leggera, senza grosse pretese.

Peccato, si poteva fare meglio.



lunedì 26 ottobre 2020

"LA BAMBINA DI HITLER"

 Non voglio crederci, ma ogni volta è sempre peggio, un pezzetto di cuore che va via...





Appassionante, avvincente, insomma da leggere. Questo libro ti prende dalle prime pagine per non lasciarti mai più, fino alla fine con il fiato sospeso, bellissimo. Nell’insieme anche se sai di leggere un romanzo storico, comunque sai bene leggendo che ci sono dei fatti storici e collegamenti che sono su base reale, anche se poi la storia è inventata o forse no… chissà.

Per esempio tutto quello che avviene nella scuola ariana per sole ragazze, è testimonianza di quello che accadeva veramente in questi luoghi, dove gli insegnanti parlavano di storia solo concentrandosi sul dominio militare tedesco e le lezioni di sociologia erano focalizzate sulla richiesta agli studenti di come riconoscere un ebreo, basandosi sul suo modo di camminare, sui gesti delle mani, così come sui movimenti fatti mentre parlava. Al fine di infondere ulteriormente il razzismo nei bambini, la matematica era utilizzata per giustificare l’omicidio di massa, in quanto si calcolavano i costi aggiuntivi per la spesa pubblica derivanti dall’assistenza sociale per disabili e “inutili parassiti”.

Ad esempio, un tipico problema di matematica da risolvere era: “Ogni giorno, lo Stato spende 6 RM per uno storpio; 41 RM per una persona malata di mente; 51 RM per una persona sorda; 53 RM per una persona debole di mente; 31 RM per un alcolista; 44 RM per un alunno in cura; 20/21 RM per un alunno in una scuola speciale; 9/20 RM per un alunno in una scuola normale… Che costo totale creano uno storpio e una persona debole di mente, se si considera una durata di quarantacinque anni (…) calcolare la spesa dello Stato per un alunno in una scuola speciale e per un alunno in una scuola normale nell’arco di otto anni, indicare l’importo del maggior costo generato dall’alunno nella scuola speciale”. I problemi di matematica come questi erano ideati per dimostrare ai bambini la quantità di denaro speso per le persone indesiderabili. Quindi non solo ariani ma anche i tedeschi.

Nel libro si sottolinea la linea educativa con cui i bambini erano addestrati a non provare simpatia per quei coetanei “razzialmente inferiori”, e quindi, per i bambini non “conformi”, le percosse erano le punizioni più comuni e consigliate. Le violenze fisiche e psicologiche erano all’ordine del giorno, per selezionare all’interno le più forti, le più toste, le più degne di procreare la razza ariana.

Comunque l’idea di una bambina ebrea che riesce a farsi passare per pura razza ariana, è geniale.
Questo libro ti prende nella crudezza della realtà storica, lasciandoti spiazzata nel coinvolgimento emotivo che avviene, facendoti sentire dentro la carne la sofferenza di essere ebreo. Ti schieri , non c’è niente da fare e ti immedesimi dentro la sofferenza giornaliera di poter sopravvivere.

E’ solo alla fine che in realtà mi sono resa conto di leggere un romanzo scritto da un uomo, e questo credo abbia fatto la differenza. Scorrevole la scrittura, ma sobria e niente di melenso o stonato con il contesto. Resto basita a leggere che è il suo primo romanzo… mah, troppo bravo.



Si lo so, un’altro romanzo nazista… troppi forse, ma in verità non mi stanco mai di leggere di cosa è capace l’uomo in tempo di guerra.