Devo dire che mi fa abbastanza ridere, per non
dire sganasciare, l’idea di aprire di notte i musei; questo, in un paese
che i musei li chiama
poli museali, evindentemente non essendo
riusciti a trovare un nome più ridicolo; quello che invece mi sta
indignando, per non dire scassando il cazzo, è l’ennesima polemica
contro i lavoratori scatenata dalla mancata apertura notturna del
Colosseo. Forte delle sue opinioni, ha trovato il tempo di esprimersi
anche Gramellini, sul quotidiano della famiglia Agnelli; c’è da dire che
ce l’ha messa tutta, il nostro giornalista. Ha provato anche la strada
dell’ironia; solo che l’ironia prima di tutto devi sapere a chi
rivolgerla, e poi devi anche essere capace a farla, e qui mi sembra che
il Nostro abbia fatto fetecchia su tutti e due i fronti, e vi dico anche
perché.
Prima fetecchia: prendersela con i custodi che non aprono il Colosseo in una notte così importante.
Innanzitutto io trovo volgare, non in questo caso, ma in tutti,
prendersela con chi lavora: ma mi rendo conto che questa cosa l’hanno
insegnata solo a me. I lavoratori del Colosseo sono, come in tutti i
poli museali (ma voi lo sentite,
che nome di merda?),
sotto organico, e la rotazione dei loro turni fa sì che aprire la notte
sia troppo faticoso. Ora, qua parliamo di gente che lavora TRENTASEI
ore alla settimana per un salario MEDIO di 1200 euro al mese. A Roma,
non in un borgo di provincia, e lo vorrei vedere a Gramellini a campare
una famiglia con quella cifra per poi venire sfottuto da uno ricco come
lui. Ma andiamo avanti. Gramelini li sfotte, dice che il più giovane di
loro ha 58 anni, e che dovrebbero essere considerati anche loro, data la
vetustà, monumenti nazionali. Ha ha. Buona questa, me sto a
scompiscia’. Non è che ce la pigliamo con chi (governi, ministri,
sottosegretari) blocca le assunzioni facendo faticare la gente fino alla
morte per consunzione, no. Non solo non assumiamo i giovani, sfottiamo i
vecchi. Questa, signori miei, è classe.
Seconda fetecchia: il feticcio della gioventù.
Dice il Nostro, ma i giovani lo farebbero. E qui, devo dire, ha
pienamente ragione. Perché i giovani sono abituati ad essere sfruttati
in silenzio, stanno lentamente assimilando l’idea ch
e non sia necessario essere pagati per il proprio lavoro, e che qualsiasi cosa somigli a un
diritto debba essere chiamato
privilegio,
così da poterglielo negare a prescindere. I giovani lo farebbero, ha
ragione Gramellini. Perché i giovani so’ stronzi. I giovani che lo
farebbero
sono nati schiavi. I giovani che lo farebbero sono vittime della retorica (
Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza) che hanno inventato i vecchi per tenerli al guinzaglio e farli marciare in fila come la massa di stronzi che non sono altro.
Terza e ultima fetecchia: facciomolo per il MIO bene comune.
Sempre stando a quel che dice il Nostro, se si desse in gestione
l’italico patrimonio, si potrebbero cavarci fuori dei bei soldini (io
Gramellini me lo immagino così, che dice
soldini) , e, cito testualmente,
trasformare
il monumento più famoso del mondo in una fonte di guadagno che consenta
di aumentare gli incassi e, nello scenario più drammatico, addirittura
le paghe. Ma certo, come abbiamo fatto a non pensarci prima? Dove, dove avevamo la testa? Non lo sapevamo che
più guadagna il padrone, più aumenta le paghe ai salariati?
Dico, ma non ci ricordiamo tutti i profitti che ha distruibuito (ma che
dico, distribuito: REGALATO!) ai lavoratori la famiglia proprietaria
del giornale su cui scrive il Nostro? Come abbiamo fatto a dimenticarci
del vecchio ma eterno motto: fatica, fatica, che poi ci esce la
bottiglia pure per te?
Per questo si sfottono i lavoratori, per questo si insinua che fare
il custode al Colosseo sia un posto di riguardo. Dico, ma ci siete stati
mai DUE ore al Colosseo? Migliaia di persone, quando c’è caldo ci sono
ottanta gradi, quando fa freddo meno cento, matti che pisciano e
alluccano dappertutto, uno smog che ti entra direttamente dal buco del
culo e ti si deposita nei polmoni, che alla fine dici mai più. E questo,
dopo un giro turistico, figuriamoci dopo un turno di lavoro di qualche
ora. Poi, finito di faticare, prendi un autobus, o due, o tre, perché
vicino al Colosseo TU lavoratore non ci puoi abitare, ci abita Scajola
(o Gramellini, se volesse, il signore gli conservi a lungo queste belle
possibilità economiche). Ma l’autobus non passa, perché l’azienda di
trasporti è stata devastata dai politici di tutte le razze, e arrivi a
casa dopo tre ore, ti butti morto sul divano, non vuoi nemmeno pensare
alle bollette che devi pagare domani, perché TU guadagni 1200 euro,
accendi la tv e trovi ministri, giornalisti, deputati, intellettuali che
accusano TE di mandare in vacca il patrimonio artistico italiano.
Accusano TE, che di straordinari avresti guadagnato, AL LORDO, nemmeno
quello che basta per pagare un quinto del pieno dell’auto di chi ti
sfotte in tv e sui giornali.
E ti immagino mentre spegni la tv, butti il telecomando in faccia al
muro e ti addormenti, sognando, magari, che quel cazzo di Colosseo di
merda prenda fuoco, una volta per tutte.
Così almeno per due minuti la smetteranno di cacarti il cazzo.
link:http://www.amlo.it/?p=4394
E questo è il nostro comunicato sindacale, visto che in questo Paese ormai funziona chi urla più forte e arriva prima pure se dice stronzate. Le cose stanno così. Se diminuisci i dipendenti pubblici di fatto non aprono i musei in straordinaria perchè funziona per miracolo l'ordinario e questo vale anche per gli ospedali e gli infermieri o i vigili del fuoco e insomma ci sono riusciti a distruggere il pubblico. Ma LA COSA FICA è che ne danno la colpa agli stessi lavoratori. Quindi se muore una persona al pronto soccorso e ti sei fatto due turni di seguito e sei stanco morto la colpa è tua mica di chi non ti permette di lavorare al tuo meglio!!!! Elisa
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Morituri te salutant: il caso della chiusura del Colosseo
Il capo dell’anfiteatro Flavio, il Ministro Dario
Franceschini, ha mostrato all’arena il suo pollice verso: per le lavoratrici e i
lavoratori del Colosseo nessuna pietà, che siano sbranati dalle fiere e che i
loro resti siano dati in pasto alla folla in delirio. Loro, esclusivamente loro,
la colpa di non aver voluto combattere volontariamente per assicurare lo
spettacolo.
Si può ragionare di merito in un clima da… sangue e arena?
Proviamoci lo stesso.
Il Colosseo è il sito maggiormente visitato del Paese
con 5 milioni e mezzo di visitatori. Il personale addetto è di 29 unità
complessive, di cui solo 14 custodi, con una turnazione continua a scaglioni di
7 addetti per ogni fascia, il minimo richiesto per la sicurezza di un sito
aperto 363 giorni l’anno, particolarmente fragile ed esposto a rischi di varia
natura e che incassa da solo circa 40 milioni di euro l’anno. Poco in
effetti.
La spesa per la manutenzione del sito è stata tagliata del 30%
negli ultimi cinque anni. Il personale, per effetto della spending review , è
diminuito di un terzo e l’età media complessiva è salita a 55 anni. Parliamo di
quella spending che fa divieto di programmare qualsivoglia politica
occupazionale di investimento nel MIBACT.
Questo lo scenario entro il quale
si consumano gli accordi sindacali (che, lo ricorderei al Ministro, vedono due
parti contraenti, non una sola). Aprire la sera di sabato con l’ingresso al
costo di un euro comporterebbe, a condizioni invariate, un serio rischio per la
sicurezza di lavoratori, turisti e del sito stesso. E questo è tanto vero che,
per volere dello stesso Ministero, il Colosseo non ha mai aderito alla notte dei
musei. In presenza di un flusso presunto di decine di migliaia di visitatori la
struttura organizzativa, così come decisa dallo stesso Ministero, non reggerebbe
l’ onda d ‘urto.
Questo lo sanno il Ministro Franceschini, il Sovrintendente
e, ovviamente, anche le lavoratrici e i lavoratori che, a differenza di quanto
detto, hanno a cuore l’ anfiteatro, oltre che ovviamente la propria sicurezza.
Ed è proprio per questo che bisogna continuare a ricercare soluzioni concrete,
concordate e rispettose della sicurezza e della dignità del lavoro e delle
aspettative dei turisti: facciamolo presto e al di fuori delle luci della
ribalta, magari immaginando una organizzazione dell’evento che sia compatibile
con lo scenario e le risorse date.
Ristabilito un punto di chiarezza sulla
vicenda, è bene ricordare al Governo alcuni dati.
Mentre il nostro livello di
investimento sul settore si attesta alla ridicola percentuale dello 0,1% del
Pil, in dieci anni, dal 2003 al 2013, la spesa del MIBACT è scesa da 2,8
miliardi ad appena 1,6, il personale impiegato dalle 25.000 unità del 2004 alle
attuali 18.900. Questo disastro è avvenuto in presenza di un patrimonio di
46.000 beni architettonici e più di 5.000 siti archeologici, a cui dedichiamo
talmente tante attenzioni da poter contare su appena 350 archeologi e 280
restauratori (la metà dei quali precari o con contratti atipici, spesso
sfruttati ulteriormente grazie al sistema delle gare di appalto al massimo
ribasso, sempre sul filo della illegalità).
E, per amore di carità, non
approfondiamo ulteriormente tutta la parte legata agli enti locali (titolari
della gestione di quasi la metà dei beni immobili archeologici del Paese) ai
quali in cinque anni sono stati ridotti i trasferimenti per una cifra spaventosa
che supera i 70 miliardi di euro.
Il Ministro Franceschini, allora, si
concentri con noi sui problemi veri, magari per risolverli. Perché comincia a
diventare veramente insopportabile questo ipocrita scaricabarile sulle
lavoratrici e sui lavoratori.
Ps. Il punto 30 delle 44 proposte del Presidente Renzi consuma così il
delicato e complicato tema del nostro patrimonio artistico e culturale
:
”accorpamento delle sovrintendenze e gestione manageriale dei poli museali ”.
Basta questo secondo voi? NozzeCoiFichiSecchi?
Rossana Dettori Segretaria Generale Fp Cgil