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giovedì 9 marzo 2017

All of Me

Cosa farei senza la tua bocca intelligente che mi attrae, mentre tu mi respingi?...

martedì 28 febbraio 2017

Il Sapore del successo



Una commedia sulla passione per la cucina pensavo, e invece racconta la storia dell’arrogante, ribelle e folle chef Adam Jones. Un vero rockstar dei fornelli da 2 stelle Michelin che nel giro di poco tempo perde tutto; ex enfant terrible della ristorazione parigina, famoso per l'improvvisazione e la sua continua ricerca, distrugge la sua carriera per uso di droghe. Dopo un lungo periodo di disintossicazione (!!!ma chissenefrega....)  fa ritorno a Londra, determinato a redimersi. (mah!!!) Con l’apertura di un ristorante di lusso lo chef punta ad ottenere la terza stella Michelin, e per farlo praticamente tratta male tutti e diventa stronzo doc. Imitiamo pure Gordon Ramsay ma forse  nel mondo ne basta uno così.
Davvero un bruttissimo film, per niente divertente e l'amore per il cibo che dovrebbe farla da padrona è relegato agli ultimi 10 minuti del film. Una angoscia senza fine e davvero un inutile modo di rappresentare la categoria come è stato qualche anno fa con le ballerine nel “Cigno nero” tanto che Carla Fracci uscì dal cinema sconvolta dicendo per l’appunto che il mondo della danza non era questo. Quando si esagera e si trasmette altro, dico io, forse non è proprio da vedere anche se la presenza del sexy Bradley Cooper ha permesso di non pronunciare un vaffanculo a fine film.

La passione che i cuochi mettono nel loro lavoro, con orari massacranti e ritmi ferratissimi, sotto pressione e dentro il caldo di una cucina che talvolta sembra troppo piccola per ospitare tutti non giustifica il modello dello chef stronzo a tutti i costi. Certo c’è il lieto fine… ma che fatica!!!


mercoledì 1 febbraio 2017

CUCINOTERAPIA - Curare, accudire, amare se stessi e gli altri con il cibo

SPAGHETTI DEL CARCERATO


Regalo di Natale da poco finito di leggere. Un bel libro, in un bel formato piccolo, che si legge e si sfoglia con vero piacere, oltre alle ricette che non guastano.

Cucinare fa bene al corpo e all’anima. E fino a qui non ci sono santi.
Ma cosa dire dell’idea che non mi è mai balenata di usarla come cura? Forse se avessi cucinato di più e impastato, manipolando gli ingredienti e ripetendo un atto antico di tutte le donne che cucinano e hanno cucinato, mi sarei evitata gli psicofarmaci, chissà. Vero è che cucinare è un atto d’amore verso gli altri ma anche verso se stessi. In tavola non si porta solo il cibo… In cucina mettiamo in gioco noi stessi, i nostri gusti e il nostro estro oltre al piacere di poter poi condividere. E tramite la cucina proviamo anche sapori e piatti di altre culture, curiosando qua e la. Diciamo un atto di pace che abbatte tutte le barriere culturali.

Recentemente, ancor prima di leggere questo libro in cui c’è un intero capitolo sul cucinare in carcere, mi capitò di assaggiare dei prodotti di forno venduti al mercato dell’altra economia. Tutto buonissimo. Fino ai pacchi di Natale del mio ufficio ordinati direttamente al carcere di Rebibbia. Giuro mai assaggiato un panettone così buono. Su questo libro leggo infatti che la cucina è usata in carcere non solo per insegnare un mestiere ed applicare la formula dell’insegnamento professionale che riqualifica e crea opportunità lavorative nel reinserimento fuori dal carcere, ma crea nicchie di eccellenza e opportunità. Nei stessi giorni mi capita un articolo sul giornale in cui pubblicizzavano l’apertura a Torino del primo negozio fino ad ora on line  (http://www.myfreedhome.it/) dei prodotti venduti nelle carceri da piccoli laboratori e gruppi di detenuti. Dal carcere femminile di Venezia dove vengono preparati con erbe coltivate nell’orto biologico della Giudecca i cosmetici “RioTerà dei Pensieri”, al carcere Lorusso e Cotugno dove si stampano artigianalmente le t-shirt e merchandising. Dal penitenziario di Verbania dove “la Banda Biscotti” produce dolci artigianali e con materie prime scelte, senza coloranti e additivi, alle delizie biologiche della Sicilia prodotte dal carcere di Siracusa…

Che dire, una piacevole lettura. Riflessioni e anche ricette da provare. Consigliato…

mercoledì 4 gennaio 2017

Un grande amore per il suo gatto

L’omaggio che l’artista surrealista britannico Richard Saunders ha voluto tributare al suo felino è davvero commovente: ha riprodotto il suo Tolly, un gatto blu di Russia finito nel paradiso dei mici, riproducendolo in perfette elaborazioni grafiche dove il felino diventa un gigantesco e verdissimo gattone-siepe... 
Ho trovato questa informazione per caso quando ero ingenuamente straconvinta che qualcuno avesse davvero realizzato un gatto siepe... o forse l'idea era semplicemente fantastica. E invece è il frutto di un grande amore...
Vi consiglio di cercare le sue foto perchè sono davvero tutte molto belle.

mercoledì 21 dicembre 2016

Le api come non le avete mai viste

Mi sono chiesta spesso come potrebbero essere le arnie se fossero trasparenti e non di legno... ebbene da queste foto si può vedere come funziona un alveare. Nella casa di montagna le api hanno preso possesso di alcune stanze facendo gli alveari tra la finestra e la persiana in legno, è assolutamente affascinante guardarle mentre dormono o quando si svegliano e mangiano... 
e il loro miele è davvero squisito

lunedì 28 novembre 2016

Er nasone che spilla er vino de Roma...

Finalmente riesco ad andare in questa Trattoria romana dove c'è l'unica fontanella a Roma che spilla vino...

Il locale è piccolo ma accogliente e il proprietario è simpatissimo. Ottimo servizio e carino l'ambiente.
Abbiamo mangiato una carbonara classica e una al tartufo, gricia, amatriciana, zucca fritta, patate al forno, cicoria ripassata e polpettine di pecorino.
Buonissimi i dolci ma la cosa più divertente è stata sicuramente l'esperienza di andare alla fontanella a riempire il quartino di vino... Simpatico.
Non abbiamo preso i secondi perchè volevamo avere il posto per il dolce ma la prossima volta eviterò l'antipasto e il dolce per fare posto a qualche secondo interessante.. tipo il lesso alla picchiapò, coda alla vaccinara o lombo di maiale alle mele, polpette.




martedì 22 novembre 2016

Aperitivo romano al Celio


Pullus Numidicus 
Ingredienti principali: POLLO, MIELE, ACETO, PEPE, CUMINO, CORIANDOLO, SALSA DI FRUTTA
Fonti letterarie:
Apicius, De Re Coquinaria, VI
"Pullum curas, elixas, lavas, lasere et pipere aspersum assas: teres piper, cuminum, coriandri semen, laseris radicem, rutam, caryotam, nucleos: suffundis acetum, mel, liquamen: et oleo temperabis. Cum ferbuerit, amylo obligas: pullum perfundis: piper asperges et inferes"

"Ti procuri un pollo, lo fai lessare, lo lavi, lo fai arrostire dopo averlo cosparso di silfio e pepe: triterai del pepe, del cumino, del seme di coriandolo, della radice di silfio, della ruta, del dattero, dei gherigli: cospargi dell’aceto, del miele, della salsa di pesce: e condirai con dell’olio. Quando sarà giunto all’ebollizione, lo avvolgi con dell’amido: immergi il pollo: darai una spruzzata di pepe e metterai in tavola."
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Ecco questa è la ricetta di un pollo buonissimo assaggiato in questo aperitivo alla case romane del Celio, accompagnato da un piacevole vino speziato al miele.
Ovviamente il sito archeologico è davvero interessante ma l'aperitivo con ricette originali trovati in vari testi storici rendono questo viaggio nel passato davvero singolare. Buonissimi i ceci conditi con miele, alloro e cumino, spezia che non conoscevo devo ammettere e che mi ha sbalordito non poco per la sua piacevolezza.
 Comunque è stata una bella serata, davvero piacevole. La consiglio vivamente.

Piacevolissime le tartine ma questa è stata la più delicata e anche di un bel colore verde chiaro...


MoretumIngredienti principali: AGLIO, PREZZEMOLO, PECORINO, FORMAGGIO CREMOSO, CORIANDOLO. Servito su tranci di pane…

Fonti letterarie:
Appendix Vergiliana, Moretum, vv. 101-104


"Paulatim singula vires deperdunt proprias, color est e pluribus unus, nec totus viridis, quia lactea frustra repugnant, nec de lacte nitens, quia tot variatur ab herbis…"

"A poco a poco ogni erba perse il suo verde, e di tanti colori ne fece uno solo che non era tutto verde, poiché la parte bianca del formaggio respingeva questo colore, ma neanche restava bianco, in quanto il latte a contatto con le erbe perdeva il suo candore"
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