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giovedì 18 maggio 2017

The Dressmaker, lo splendore dei vestiti




 E' un film che sembrava una favoletta  e invece diventa un’occasione di riflessione sul potere devastante della calunnia e sul peccato dell'ipocrisia. Una donna dal passato controverso torna nel suo paesino natio, dove la ritengono una strega e un'assassina. Lontano da casa ha lavorato nel campo della moda a Milano, Londra, Parigi e New York. È affascinante e ben vestita e inizia a contagiare le persone con il suo stile al punto tale che tutti vogliono farsi vestire da lei. La sua ventata di novità fa sì che in breve il paesino diventi una sfilata di moda vivente. Ma Tilly Dunnage ha una vendetta da compiere. Il passato è vivo e vegeto e lei torna da vincitrice non solo a rendere palese lo stacco rispetto alla comunità con il suo modo di vestire, ma riuscire con la sua sola forza a riprendersi la sua vita per bene, fino alla fine. La bellezza di questo film è l’azione che dovrà invece obbligare tutti gli altri a fare i conti con quel passato che l'ha danneggiata.  

Ci ha abbagliato con il finto tema dei vestiti, per farci gustare meglio tutto lo splendore dello sviluppo di quello vero, che pure in qualche modo aveva lasciato intuire incuriosendoci.
E assistere al ribaltamento del ruolo da colpevole a vittima. 

 

venerdì 31 marzo 2017

Campo Sommati

Sono rientrata dopo una settimana dal Campo di Sommati con la Protezione Civile, è tra Saletta e Amatrice, dove ho visto con i miei occhi la più totale devastazione. Non è rimasto in piedi niente e quello che è rimasto in piedi è da abbattere per i gravi danni strutturali. Sembra un territorio bombardato e si pensa più facilmente ad una guerra che al terremoto. Noi stiamo dando ancora sostegno alla popolazione cucinando i pasti caldi di chi è ancora in tenda o roulotte, oltre all'esercito che sta predisponendo le piattaforme dove verranno posti i prefabbricati. Sapevo che non sarebbe stata una passeggiata, per diversi motivi. 250 pasti a pranzo e 190 a cena... Fisicamente devi superare i primi 3 giorni, dall'alba alle 5 e 30 fino a mezzanotte... colazione, preparazione pranzo e sistemazione mensa per ricominciare per la sera e poi pulire tutto come il pomeriggio; non ti reggi in piedi, davvero, ma lo fai perchè sai che sei importante in questo momento. Praticamente non hanno più niente e sarà ancor peggio quando tutti i campi saranno chiusi e rimarranno da soli. Perchè i prefabbricati lasceranno il posto ad uno spopolamento anche se momentaneo di forze di polizia, esercito, volontari, dove ci sarà solo la solitudine dei pochi superstiti che tenteranno faticosamente di far rivivere posti completamente distrutti. Anche far  ripartire il turismo non sarà una passeggiata. Non ci sono più alberghi o agriturismi o ristoranti e il paesaggio che è di una bellezza unica sarà l'unica cosa rimasta su tutto il territorio. La conca amatriciana non esiste più. Le persone rimaste sono la ricchezza più grande di questo territorio. Hanno e trasmettono una forza incredibile, non si arrendono e malgrado tutto vogliono disperatamente farcela. Io ho conosciuto un'insegnante che dopo il crollo dell'alberghiero di Amatrice è stata riassegnata a Rieti e ogni giorno a 64 anni si fa 120 chilometri per andare a lavorare, rientrare e correggere i compiti. Dentro ad una tenda ancora, con tutti i disagi del caso, bagno compreso. Eppure ho sentito uscire dalle sue labbra parole di conforto e di ringraziamento che non dimenticherò mai. Una persona bellissima, una sopravvisuta alla morte. Con tante cicatrici sul corpo e nell'animo che invece ti insegnano veramente cosa è importante nella vita.



giovedì 30 marzo 2017

Pasta Muddica

...e quando a casa non hai niente... du spaghetti con la mollica di pane e panegrattuggiato e alici... un po' di prezzemolo e vai col tango

prossima variante con le arance... slurpp

lunedì 13 marzo 2017

Pelle d'oca...

Questo video non è visibile nel tuo paese...
 l'ennesimo trailer o video che non posso vedere perchè vivo in Italia!!!! ... no dico, in Italia


Mi viene la pelle d'oca. Tutti a parlare del niente e del fatto che stiamo sotto una dittatura mascherata da democrazia da anni... niente?!!!!   Altro che pecore... abbiamo il Governo che ci meritiamo. Sempre addormentati nel bosco e quando ci sveglieremo ...sarà troppo tardi!!

giovedì 9 marzo 2017

martedì 28 febbraio 2017

Il Sapore del successo



Una commedia sulla passione per la cucina pensavo, e invece racconta la storia dell’arrogante, ribelle e folle chef Adam Jones. Un vero rockstar dei fornelli da 2 stelle Michelin che nel giro di poco tempo perde tutto; ex enfant terrible della ristorazione parigina, famoso per l'improvvisazione e la sua continua ricerca, distrugge la sua carriera per uso di droghe. Dopo un lungo periodo di disintossicazione (!!!ma chissenefrega....)  fa ritorno a Londra, determinato a redimersi. (mah!!!) Con l’apertura di un ristorante di lusso lo chef punta ad ottenere la terza stella Michelin, e per farlo praticamente tratta male tutti e diventa stronzo doc. Imitiamo pure Gordon Ramsay ma forse  nel mondo ne basta uno così.
Davvero un bruttissimo film, per niente divertente e l'amore per il cibo che dovrebbe farla da padrona è relegato agli ultimi 10 minuti del film. Una angoscia senza fine e davvero un inutile modo di rappresentare la categoria come è stato qualche anno fa con le ballerine nel “Cigno nero” tanto che Carla Fracci uscì dal cinema sconvolta dicendo per l’appunto che il mondo della danza non era questo. Quando si esagera e si trasmette altro, dico io, forse non è proprio da vedere anche se la presenza del sexy Bradley Cooper ha permesso di non pronunciare un vaffanculo a fine film.

La passione che i cuochi mettono nel loro lavoro, con orari massacranti e ritmi ferratissimi, sotto pressione e dentro il caldo di una cucina che talvolta sembra troppo piccola per ospitare tutti non giustifica il modello dello chef stronzo a tutti i costi. Certo c’è il lieto fine… ma che fatica!!!


mercoledì 1 febbraio 2017

CUCINOTERAPIA - Curare, accudire, amare se stessi e gli altri con il cibo

SPAGHETTI DEL CARCERATO


Regalo di Natale da poco finito di leggere. Un bel libro, in un bel formato piccolo, che si legge e si sfoglia con vero piacere, oltre alle ricette che non guastano.

Cucinare fa bene al corpo e all’anima. E fino a qui non ci sono santi.
Ma cosa dire dell’idea che non mi è mai balenata di usarla come cura? Forse se avessi cucinato di più e impastato, manipolando gli ingredienti e ripetendo un atto antico di tutte le donne che cucinano e hanno cucinato, mi sarei evitata gli psicofarmaci, chissà. Vero è che cucinare è un atto d’amore verso gli altri ma anche verso se stessi. In tavola non si porta solo il cibo… In cucina mettiamo in gioco noi stessi, i nostri gusti e il nostro estro oltre al piacere di poter poi condividere. E tramite la cucina proviamo anche sapori e piatti di altre culture, curiosando qua e la. Diciamo un atto di pace che abbatte tutte le barriere culturali.

Recentemente, ancor prima di leggere questo libro in cui c’è un intero capitolo sul cucinare in carcere, mi capitò di assaggiare dei prodotti di forno venduti al mercato dell’altra economia. Tutto buonissimo. Fino ai pacchi di Natale del mio ufficio ordinati direttamente al carcere di Rebibbia. Giuro mai assaggiato un panettone così buono. Su questo libro leggo infatti che la cucina è usata in carcere non solo per insegnare un mestiere ed applicare la formula dell’insegnamento professionale che riqualifica e crea opportunità lavorative nel reinserimento fuori dal carcere, ma crea nicchie di eccellenza e opportunità. Nei stessi giorni mi capita un articolo sul giornale in cui pubblicizzavano l’apertura a Torino del primo negozio fino ad ora on line  (http://www.myfreedhome.it/) dei prodotti venduti nelle carceri da piccoli laboratori e gruppi di detenuti. Dal carcere femminile di Venezia dove vengono preparati con erbe coltivate nell’orto biologico della Giudecca i cosmetici “RioTerà dei Pensieri”, al carcere Lorusso e Cotugno dove si stampano artigianalmente le t-shirt e merchandising. Dal penitenziario di Verbania dove “la Banda Biscotti” produce dolci artigianali e con materie prime scelte, senza coloranti e additivi, alle delizie biologiche della Sicilia prodotte dal carcere di Siracusa…

Che dire, una piacevole lettura. Riflessioni e anche ricette da provare. Consigliato…

mercoledì 4 gennaio 2017

Un grande amore per il suo gatto

L’omaggio che l’artista surrealista britannico Richard Saunders ha voluto tributare al suo felino è davvero commovente: ha riprodotto il suo Tolly, un gatto blu di Russia finito nel paradiso dei mici, riproducendolo in perfette elaborazioni grafiche dove il felino diventa un gigantesco e verdissimo gattone-siepe... 
Ho trovato questa informazione per caso quando ero ingenuamente straconvinta che qualcuno avesse davvero realizzato un gatto siepe... o forse l'idea era semplicemente fantastica. E invece è il frutto di un grande amore...
Vi consiglio di cercare le sue foto perchè sono davvero tutte molto belle.