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venerdì 28 giugno 2019

Una visita a Parigi



















Affittare un  appartamento per il soggiorno, è stata una bella pensata. Prima di tutto perchè era bellissimo e con un giardino stupendo, con la comodità di poter cucinare e mangiare in cucina.
Ci è sembrato di entrare dentro una rivista di Vogue casa e devo dire che l'arredamento è stato davvero una piacevole esperienza.
La signora è stata un po' invadente perchè non ci aveva specificato che l'uso giardino era per tutti, ma tutto sommato è stato bello.
La sera un bel piatto di pasta al dente, mi sono portata la Rummo da casa, ovviamente.
D'altronde con il figlio cuoco non poteva essere altrimenti... diciamo che ho approfittato di lui.
 Vedere le vie sempre pulitissime e la differenziata fatta come si deve, mi ha fatto ricredere.
Roma è una cloaca a cielo aperto e se è possibile a Parigi, perchè non sperare che un giorno anche Roma potrà avere strade pulite.

Sicuramente questa Dirigenza non ha fatto come i dirigenti Ama che hanno avuto il colpo di genio di togliere gli spazzini su strada con il risultato che tutti vediamo da due anni.
Quando ho visto che a Parigi gli operatori addirittura hanno delle lunghe pinze per raccogliere la mondezza da terra, mi veniva da piangere.

 

 Girando per Parigi ci sono le bici elettriche e degli skate che si accendono e si parte.



 Impossibile non parlare dei MACARONS a tutti i gusti e i sexy shop nel quartiere a luci rosse, dove c'è il Moulin Rouge e il mio caffè preferito, che ho cercato tanto...il gatto nero.
 Il famoso "Le chat Noir"...

Non ci siamo fatti mancare anche il cimitero monumentale, molto celtico devo dire e con delle statue bellissime. Siamo riusciti ad arrivare solo alla tomba di Oscar Wilde... per le altre amen.


martedì 25 giugno 2019

segue...Parigi - Louvre


Impossibile non parlare del Louvre, una esperienza che va oltre ad ogni immaginabile confine.
Fisicamente, perchè ti uccide; dopo 4 ore che cammini non ti senti più un pezzettino di ossa del tuo corpo. Sei un ammasso dolorante e sfinito, con l'unico desiderio di uscire e andarti a mettere a letto.

Invece mentalmente è un'altro viaggio.

Intanto non è l'entrata di un Museo come siamo abituati in Italia. Sembra un grande centro commerciale, e invece è l'entrata del Museo.

Superata la iniziale meraviglia, arrivi all'entrata e la prima cosa che noti è che non ci sono guide in italiano. Smadonni (scusate l'oxford che è in me...) e dopo le prime foto sotto la piramide di vetro, entri al pass. I ragazzi sotto i 26 anni non pagano e io ho saltato tutta la fila, perchè ho usato il sistema biglietto comprato fuori a 5 euro in più, chiamato anche saltafila. Certo considerando quanto abbiamo camminato, meno male, altrimenti non avrei potuto, davvero. Dopo che giri un po' e cominci a perderti e a non capirci un cazzo, cerchi la Gioconda. E che cavolo, almeno quella con la freccia ci dovresti arrivare in questo mega posto. E' tutto grande, gigante e enorme. E finalmente dopo una modesta fila arrivi in una sala bruttissima, di uno squallore senza eguali, in cui c'è il nulla e questo quadro con davanti decine e decine di telefonini, mani e telefonini, e non vedi niente. Vabbè io non ci sono entrata in quella baraonda, ma mio figlio mi ha detto che quando è arrivato sotto il quadro aveva la sensazione che il suo sguardo ti perforasse. Altro che Jeeg robot d'acciaio e i suoi componenti.
Bellissimo è stato arrivare a Nike e comunque schivare lo sciame di giapponesi che corrono come automi e ti investono se non ti scansi. Diciamo che qualche vaffanculo se lo sono beccato, anche perchè ti spingono e nemmeno ti chiedono scusa.
Comunque questa Reggia è davvero molto bella e le stanze di Napoleone valgono davvero la visita.
Certo, hanno rubato mezza Italia, ma facciamo finta di niente.
La sensazione che si ha è indubbiamente di ubriacatura.
E' come essere brilli e sobri nello stesso tempo e sperare che questa agonia e il dolore fisico prima o poi passino.

Ogni tanto ti siedi e guardi la cartina sperando di capirci qualcosa.
Quanto manca?
Abbiamo visto tutto?
A che piano stiamo?
Che ci manca?

... troppo
ho la nausea.

Troppi quadri
troppe statue
troppe scale
troppe sale

pietà

Sogno una macedonia di frutta mentre mi attacco alla mia bottiglietta d'acqua quasi finita...

e sogno un piatto di pasta in bianco con il burro e il parmigiano. Si perchè lo voglio assaggiare questo famoso burro francese, sarà sicuramente buonissimo.
Eppoi un piatto di pasta al dente, fatta da noi, mi sono portata la Rummo da Roma, cavoli.

Uscendo ci fermiamo al bookshop che è come entrare da Bulgari. Credo di aver comprato solo un segnalibro.

Fuori una buonissima creepe con fragole e composta di marmellata ci attende, increduli di essere ancora in piedi, sani e salvi, e vivi.

I giardini meritano comunque una passeggiata, perchè sono curatissimi e pieni di fiori stupendi.

Prova superata... alè.






lunedì 24 giugno 2019

Primo libro dell'estate


La prima guerra mondiale vissuta in un piccolo ospedale del Carso attraverso l’esperienza di una giovane infermiera volontaria. 
Come scrive l’autrice, la storia è stata ispirata da antichi ricordi ma anche dalla lettura dei molti diari delle infermiere volontarie, le loro voci hanno offerto materiale per una narrazione attraverso la prospettiva misconosciuta delle donne al fronte. 

L’ esplorazione dell'universo femminile da parte della scrittrice e saggista, si compie attraverso il realismo narrativo della guerra tra devastazione e morte. L'attività di assistenza infermieristica al fronte era affidata quasi esclusivamente alle donne volontarie poiché gli uomini erano destinati all'arruolamento militare. 

Questo libro è per alcuni versi terribile nella descrizione della sofferenza e della guerra e nel ricordarci che cosa significa stare a contatto con il dolore in ogni secondo della giornata, ma è delicatissimo per quelle che sono le vicende umane.

Sicuramente un libro che si legge in un pomeriggio.

PARIGI 3

La zona di Notre Dame è off limit.
E' tutto recintato e c'è la polizia e l'esercito a presiedere. Sembra così stonato in una città così piena di luce, come se un angolo di guerra si fosse impossessato di questo spazio.
Le vetrate nere ricordano l'incendio che è stato e le impalcature solerti sono il segno di una ricostruzione dopo una distruzione.

Notre Dame è ferita si, ma devo dire che si erge fiera malgrado tutto e tutto sommato comunque si fa ammirare. Certo se penso che un mese fa avrei potuto ammirarla dentro, mi dispiace un bel po'.





Passiamo adesso ad un argomento decisamente più frigolo e meno malinconico.

I dolci a Parigi. Come sono?  Buoni ma mi dispiace niente a che vedere con le nostre paste ... in fondo la loro panna è burrosa e quindi finta anche se la crema la fanno da Dio.


Ma senza ombra di dubbio sono le macedonie di frutta ad ogni angolo a prendere il mio cuore e la mia gola ...e anche la sete. Perchè con questo caldo mangiare in comodi bicchieri macedonie gelate di frutta mista, non ha prezzo. Oltre a costare nemmeno tanto.

PARIGI 2

 Passeggiando ho scoperto che esistono anche i papaveri bianchi e rosa, sembra siano oppiacei o roba simile.
Io che ingenuamente conoscevo solo quello rosso sono rimasta un po' imbambolata da tanta bellezza, anche perchè sono enormi anche se dalla foto non sembra.


 I Parchi pubblici di Parigi sono stati una vera rivelazione, così diversi dall'approccio a cui sono abituata io a Roma.
Prima di tutto è vietato entrare con i cani.
Ecco perchè sono tutti sdraiati sui prati a mangiare o chiaccherare o dormire.
Inoltre all'entrata e uscita ci sono questi enormi contenitori per gettare la mondezza malgrado all'interno di siano i secchioni comunque neri della differenziata.
Solerti operatori con una specie di gangio prendono e puliscono ogni pezzettino di carta o altro che è in terra.
Il risultato è che c'è tanta pulizia e senso di benessere.

Non come i nostri parchi che sono lasciati e abbandonati a se stessi. Nemmeno i bambini ci giocano.

Invece ho visto in un Parco un'area gioco fatta con la sabbia del mare, che sarebbe per noi impensabile.

E io che cercavo i nasoni di Roma mi sono imbattuta invece in queste fontane che danno acqua, così diverse dalle nostre.


giovedì 20 giugno 2019

PARIGI


Enorme e maestosa. Non pensavo davvero fosse così grande.

Parigi è la città in cui tutto ruota intorno a questa Torre. Dai turisti ai giardini e alle foto.
 Parigi è la città dove ogni metro trovi questi monopattini che vengono praticamente usati da tutti.
 E tra l'altro ci corrono da morire.



Città bellissima e molto pulita. Non riesco a capacitarmi che a Roma non si riesca a fare questo.
Purtroppo Notre Dame è andata, ma abbiamo comunque trovato questa Cattedrale Gotica meravigliosa. Passeggiando per caso in una piazza.

C'erano fontane con 2 centimetri d'acqua... mi sono chiesta a cosa servissero, ma poi ho visto gli uccellini che bevevano.

Farò questo racconto a puntate... ho troppe cose da dire...

venerdì 24 maggio 2019

Museo della Tortura

Ho cercato questo museo svariate volte a Roma senza mai trovarlo e così passeggiando per Lucca non mi è sembrato vero poterlo incontrare e visitarlo.
Immaginavo che fosse interessante e mi è davvero piaciuto tantissimo.

La tortura, ampiamente presente sin dall’antichità e presso tutte le culture, è un metodo di coercizione fisica o psicologica, inflitta con il fine di punire o di estorcere delle informazioni o delle confessioni.

Attraverso un agghiacciante viaggio tra gli strumenti di esecuzione capitale, tortura e pubblico ludibrio questa insolita esposizione racconta una storia di orrori che la nostra coscienza ha rimosso e che invece per molti secoli furono parte integrante dell’umana convivenza.
Tutti supplizi famigerati che a vederli oggi fanno rabbrividire ma che dimostrano come l’uomo abbia impiegato nel campo delle tecniche e delle pratiche atte ad infliggere dolore un’ inventiva che in nulla é minore a quella che ha saputo porre nel pensiero e nelle arti.
La finalità della mostra è proprio l’esercizio della memoria, allo scopo di documentare le aberrazioni dell’intolleranza e del fanatismo di cui l’uomo è capace quando, nel suo lucido delirio, vuole provocare intenzionalmente sofferenza e morte ad altri esseri umani.

Fra i vari oggetti c'era anche la cintura di castità.
Ho sempre pensato che fosse una crudeltà che gli uomini imponevano alle loro donne quando partivano per una lunga guerra e invece scopro che spesso è stata usata proprio dalle donne per proteggersi da eventuali stupri, specialmente se sotto assedio o con eserciti invasori nelle vicinanze.

Ho letto con interesse tutte le spiegazioni di varie torture inflitte e strano a dirsi quella più terrificante era il semplice imbuto con cui si costringeva il torturato a bere acqua fino ad esplodere. Certo non è che chiodi e pinze fossero da meno per dolore e atrocità.

Sicuramente per noi oggi è inconcepibile pensare che ci siano stati uomini che abbiano davvero eseguito queste torture anche su donne o forse dovrei dire al contrario, soprattutto sulle donne.
Quale persona può arrivare a tanto?

La barbarie è per noi una cosa del passato tanto che quando oggi ne veniamo a conoscenza perchè ancora praticata ne proviamo ribrezzo e soprattutto angoscia e perplessità.

Fatevi un giro nella storia, si impara solo.


 Sicuramente alcuni di questi oggetti fanno rabbrividere solo a leggere le conseguenze e la relativa morte ma ancor di più si sente tanta storia o meglio usi e costumi di epoche storiche.


Addirittura i bambini non erano esonerati da punizioni corporee come si evince da questo cavallino che è tutto tranne che un gioco.
































Condannata da tutti ma ancora praticata, perché?
È errato infatti immaginarsi la tortura come un fatto storico, come un’usanza di tempi passati e/o di determinati luoghi, come una procedura da allora superata con l’evoluzione sociale, politica e morale. In realtà la tortura non conosce epoca, non esige né ambienti né mezzi particolari, e non deriva dalla volontà del potere, tanto secolare come religioso. Far soffrire un’altra persona pare sia una necessità irreprimibile dell’essere umano. La malvagità umana, il piacere per il dolore altrui, il desiderio d’imporre i nostri criteri ai più senza rispettare la libertà degli altri non è il patrimonio di un’epoca ma forma parte della storia dell’umanità.

mercoledì 22 maggio 2019

Lucca e il Museo dell'emigrazione

Mai vista città più bella.

Città di Chiese, di Torri, di piazze e di vie, tutte ben curate e pulite.
Meravigliosoo il camminamento fuori la città, sulla cinta muraria.
Una città così piacevole, così calma, così piena di vita e di bella gente.
Negozi di un certo livello (niente cinesi) e davvero un piacere passeggiare. Vasi di fiori e biciclette fuori ad ogni negozio.
Cura e pulizia.
Tutto quel verde così curato è stata una gioia per gli occhi e per l'anima.
Ho perso il conto delle pasticcerie e delle gelaterie, di grandissimo livello. Dolci buonissimi e anche i gelati. Ho assaggiato un pasticciotto con il riso e la crema che quasi svengo.
Certo il giorno di pioggia è stato un po' antipatico, ma era davvero tutto così bello da passare oltre.

Tantissimi turisti devo dire.
Inoltre c'era la giornata dei giardini aperti e abbiamo visitato alcuni giardini niente male.

Ma le aiuole con le rose intorno agli alberi mi hanno davvero commossa.
Giuro!!
Abituata allo squallore e alla sporcizia di Roma questa città non mi sembrava vera e davvero ho sentito e desiderato per un attimo fare un'altra vita e avere la possibilità di vivere in un posto così bello.

Mi rendo conto che sono ferita dentro da tutta la bruttura che ho dentro nel vivere circondata da mondezza ogni santo giorno. Sono malata e me ne accorgo così.



Lucca è stato anche l'incontro con un Museo molto interessante, il Museo dell'immigrazione a cura della fondazione Paolo Cresci.
Una scoperta bellissima, con foto e documenti della storia dell'emigrazione italiana in tutto il mondo.

Leggo sul libro "sotto tutti i cieli" passaggi che noi ignoriamo e che farebbe bene che fossero di dominio pubblico, perchè purtroppo si dimentica. ...

"la valigia è stata a lungo simbolo dell'emigrazione, prima della valigia c'era il fagotto, un pezzo di stoffa, uno scialle nel migliore dei casi. La flotta di velieri adibiti al trasporto dei migranti furono chiamate le "navi di Lazzaro" per le condizioni per noi oggi inimagginabili."
"Il paradiso terreste promesso dalle guide in realtà era ben altro. Soprattutto in America erano molti gli italiani che venivano respinti. Sbarcati a Ellis Island eran sottoposti a controlli molto severi. Una drastica selezione respingeva coloro che erano affetti di tracomatosi (congiuntivite oflalmica), indigenza estrema, età giovanile o età troppo avanzata, addirittura stato civile, le vedove con bambini non venivano accettate senza un documento che attestasse un parente o un amico che potese sostenerli). Inoltre con la Literacy Act del 1917, una legge sull'analfabetismo, furono moltissimi gli immigrati respinti, soprattutto per gli italiani meridionali."
storie di intolleranza
"la storia dell'emigrazione italiana è costellata da tragici episodi di xenofobia, sia in Europa che in America... elementi comuni erano i pregiudizi razziali e culturali, il timore di ripercussioni economiche per il massiccio afflusso di immigrati...