E' un film che
sembrava una favoletta e invece diventa un’occasione di riflessione sul
potere devastante della calunnia e sul peccato dell'ipocrisia. Una donna dal
passato controverso torna nel suo paesino natio, dove la ritengono una strega e
un'assassina. Lontano da casa ha lavorato nel campo della moda a Milano,
Londra, Parigi e New York. È affascinante e ben vestita e inizia a contagiare
le persone con il suo stile al punto tale che tutti vogliono farsi vestire da
lei. La sua ventata di novità fa sì che in breve il paesino diventi una sfilata
di moda vivente. Ma Tilly Dunnage ha una vendetta da compiere. Il passato è
vivo e vegeto e lei torna da vincitrice non solo a rendere palese lo stacco
rispetto alla comunità con il suo modo di vestire, ma riuscire con la sua sola
forza a riprendersi la sua vita per bene, fino alla fine. La bellezza di questo
film è l’azione che dovrà invece obbligare tutti gli altri a fare i conti con
quel passato che l'ha danneggiata.
Ci ha abbagliato
con il finto tema dei vestiti, per farci gustare meglio tutto lo splendore
dello sviluppo di quello vero, che pure in qualche modo aveva lasciato intuire
incuriosendoci.
E
assistere al ribaltamento del ruolo da colpevole a vittima.









