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lunedì 19 agosto 2013

STORIA DELLA MIA GENTE





Pochi giorni di ferie passati al mare in famiglia e un libro che mi ha lasciato un segno dentro. Edoardo Nesi, premio strega 2011. La rabbia e l’amore della mia vita da industriale di provincia.
Credo che la storia di Prato e dei cinesi sia in grandi linee conosciuta da tutti, ma vista da vicino momento per momento è stato come immergersi dentro di noi, sangue, lacrime, sofferenza e rassegnazione.
Storia di imprenditori di provincia che si vedono costretti a vendere tutto e veder crollare tutto un mondo, un tessuto sociale intorno a loro.

“non c’è nessuno, invece, che debba chiederci scusa per averci condannato a essere la prima generazione da secoli che andrà a star peggio di quella dei nostri genitori? Per averci fatto nascere e costruire i nostri sacrosanti sogni di benessere e poi averci lasciati senza soldi e senza lavoro proprio quando arrivava il momento di viverli, quei sogni?...”

Ancora oggi ci domandiamo tutti come sia potuto accadere.

La cecità dei nostri governanti certo, e la politica del non proteggersi, con ogni mezzo, a questa globalizzazione che non ha fatto gli interessi locali e permesso ai cinesi di invadere il mercato con prezzi ultra convenienti a scapito di qualsiasi controllo e qualità.
E’ chiaro che i soldi che si risparmiano con i prodotti cinesi sono gli stessi soldi che servivano a pagare gli stipendi degli operai italiani, i mutui delle loro case e le loro pensioni, le scuole dei loro figli, le loro macchine, i vestiti… insomma tutto.
Per ingenuità all’inizio si è pensato che il mercato cinese con i costi di produzione bassi avrebbe consentito agli italiani ed europei di guadagnare sul mercato mondiale. Peccato che nessuno a pensato che i cinesi una volta aperto i mercati abbiano deciso di copiare tutto il copiabile con le loro materie prime e i loro costi di produzione.
Altro che tessuti italiani di pregio e qualità.
Questo libro è di una nostalgia e malinconia struggente. I tessuti sono stati creati e tessuti da persone, a cui è stato dato un nome e venivano riconosciuti a seconda delle famiglie che ne creavano il disegno e il colore. Abbiamo perso una ricchezza di inestimabile valore, mentre chi ci governa pensava a giocare sempre lo stesso gioco dell’interesse personale.
Nessuno a pensato che un popolo abituato a lavorare sotto una dittatura per 10 dollari al mese con orari massacranti avrebbe retto e gioito nel lavorare nel nostro paese agli stessi orari e stremi per 50 euro a settimana. Praticamente l’America.

Abbiamo perso ogni tutela sul lavoro perché in questa globalizzazione alla fine regna il dio denaro e pur di guadagnare si è passati sopra a qualsiasi diritto e tutela, a favore di regole e paesi dove il lavoratore è meno tutelato e meno pagato.
Il libero mercato è un fallimento.
Alla fine fanno cartello e si preme al rialzo, mai al ribasso.
Si vede ancora adesso con la telefonia, gas e luce. Bollette triplicate negli anni. Un furto e un inganno.
Tutte le lotte sindacali fatte dai nostri padri si sono perse in pochissimi anni e adesso sembrano una chimera per molti, forse per sempre.
Sotto la dittatura dei mercati siamo tutti sotto ricatto e pur di lavorare e vivere si china la testa e si va avanti… si tira a campare, a scapito di regole e diritti. Tutto pur di pagare il mutuo, le bollette a fine mese e crescere i figli.
Siamo solo dei fantasmi di quello che avremmo potuto essere e siamo il fallimento di un’intera generazione che ha potuto combattere e alzare la testa e gridare il giusto.

Altrimenti Berlusconi non sarebbe dove ancora stà e non continuerebbe a parlare come ancora fa. Un popolo senza morale e senso di responsabilità è allo sbando, in balia dei prepotenti e delle facce toste che si permettono qualsiasi delinquenza con la tenacia di guidare le persone verso il baratro. Tutti dentro il calderone e pazienza per i morti. In mancanza di guerre di qualche cosa si dovrà pur morire. Siamo numeri per loro e i suicidi ormai si leggono a colazione davanti al caffè e al cornetto come stato di fatto. Troppo faticoso guardare dentro queste storie di dignità e di sofferenza. Meglio ignorare e pensare ad altre bugie da dire, anzi da urlare. Così sembrano verità.




7 commenti:

  1. In realtà non è un problema solo italiano quello della globalizzazione e, di fatto, vedo male l'Europa, si riprenderà anche stavolta, forse, ma non so quanto potrà andare avanti a lungo. Scelte sbagliate, certo, ma scelte che seguono una logica di mercato e guadagno secolare; non sono tanto le scelte, quanto proprio il "sistema" capitalistico ad essere sbagliato. Anzi, forse sta durando perfino più del previsto.
    Però l'Italia va peggio delle altre... quindi i nostri politici non devono, non possono, usare queste attenuanti. Probabilmente noi ci stiamo adeguando, e dovremo farlo sempre di più in futuro, a un tenore di vita più... consono. Ma gente in strada che soffre letteralmente la fame o il freddo, no: se c'è, ed è in aumento, qualcuno qua da noi sta sbagliando...

    www.wolfghost.com

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  2. E' tristemente vero tutto quello che scrivi!

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  3. Duro e difficile ma quanta verità!
    Visto che ormai è tutto perso siamo costretti a guardare avanti, a rimboccarci le maniche e cercare di stare a galla. I nostri figli ci malediranno per un bel po' per questa misera eredità!

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  4. Terribile. E più terribile è che sarà l'ennesima testimonianza ignorata.

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  5. La cosa terribile,in tutto questo periodo che stiamo vivendo,è che si sta "normalizzando" quel che decenni fa avrebbe inorridito.
    Anche gli italiani,ammettiamolo,han cavalcato l'onda al ribasso,assumendo stranieri a discapito di italiani. Perchè i primi son più convenienti. Per tanti motivi.
    E che dire delle aziende che si trasferiscono all'est perchè la manodopera lì è meno cara? Che dire dei grandi brand che ti fan pagare un occhio della testa una borsa o un capo,perchè sopra c'è la loro firma, ma poi omettono di dire che le materie prime sono made in china così come cinesi o indiane,sono le mani che le hanno prodotte? A prezzi irrisori,ovviamente..

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  6. molto interesssante il libro di Nesi...me lo presterai ?

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