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venerdì 13 gennaio 2012

Ladra... di parole

Società letteraria di Guernsey

Ok lo so che non si fa ma non ho potuto proprio resistere. E’ stato un colpo di fulmine.
Ero lì nella sala d’attesa e stavo aspettando di entrare dal medico, quando sfogliando una rivista sono incappata nella lettura di una serie di lettere. Una storia epistolare.
Le lettere sono datate 1946 e questo già le rende interessanti.
“Gentile sig.ra Ashton, mi chiamo Dawsey Adams e vivo nella mia fattoria a St. Martin’s Parish, sull’isola di Guernsey. La conosco perché  ho un vecchio libro che un tempo apparteneva a lei, “Saggi scelti di Elia”, di un autore il cui vero nome era Charles Lamb. Vado dritto al punto: io adoro Charles Lamb, Il mio libro dice “Scelti”, quindi mi domandavo se per caso l’autore avesse scritto quacos’altro tra cui scegliere. E’ questo il genere di cose che mi andrebbe di leggere, e sebbene i tedeschi se ne siano ormai andati non ci sono più librerie a Guernsey. Vorrei chiederle una gentilezza. Potrebbe inviarmi il nome e l’indirizzo di una libreria di Londra? Mi piacerebbe ordinare per posta altre opere di Charles Lamb… Sperando di non importunarla, Dawsey Adams
P.S.: anche la mia amica, la signora Maugery ha comprato un libretto che un tempo apparteneva a lei “c’era un rovereto ardente?”. Le è molto piaciuto il suo commento a margine “Parola di Dio o controllo delle masse??”…

- “Gentile signor Adams, non abito più all’indirizzo di Oakley Street, ma sono davvero felice che la sua lettera sia riuscita a trovarmi e che il mio libro abbia trovato lei. E’ stato uno strazio dovermi separare da “Saggi scelti di Elia” ne avevo due copie e un estremo bisogno di spazio sugli scaffali, tuttavia venderlo mi ha fatta sentire una traditrice. Lei ha placato la mia coscienza. Mi chiedo come abbia fatto ad arrivare a Guernsey. Forse i libri hanno un istinto segreto. Cercano una casa e trovano il loro lettore ideale. Come sarebbe bello se fosse vero! Mi sono recata alla hasting & Sons non appena ho ricevuto la sua lettera. Sono anni che mi servo da loro e ho sempre trovato il libro che volevo, più almeno altri tre non sapevo di volere. La prego di accettare questo piccolo regalo da parte mia. Sono le sue “lettere scelte” di Lamb…”

“Gentile sig.na Ashton, il suo libro è arrivato ieri! Lei è davvero una persona gentile e la ringrazio con tutto il cuore. Lavoro al porto di St. Peter Port, sono uno scaricatore, quindi riesco a leggere durante le pause. E’ una benedizione gustare vero thè e vero pane imburrato, e ora pure il libro. Mi piacerebbe molto se ci scrivessimo. Risponderò alle sue domande al meglio. … Ho un cottage e una fattoria ereditati da mio padre. Prima della guerra allevavo maiali e coltivavo verdure. Adesso i maiali non ci sono più. I tedeschi me li hanno requisiti per sfamare i loro soldati sul continente e mi hanno ordinato di coltivare patate. Dovevamo coltivare solo quello che dicevano loro. …di patate e rape ce n’erano in abbondanza, e allora avevamo ancora la farina. Ma è strano come la mente si impunti sul cibo. Dopo sei mesi di rape ogni tanto non facevo che pensare a un buon pasto completo. Un pomeriggio la mia vicina mi ha mandato un biglietto. Aveva un maiale nascosto e mi aveva invitato ad unirmi al banchetto con lei e i suoi amici! Quello fu il primo incontro della società letteraria “Torta di patate” anche se ancora non lo sapevamo”… Sarebbe andato tutto bene se Jhon Booker non avesse bevuto più del dovuto a cena. Una volta arrivati in strada ha iniziato a cantare! Troppo tardi! Sei pattuglie di tedeschi sono sbucate all’improvviso da dietro gli alberi puntando le loro Luger e hanno cominciato a chiderci gridando perché eravamo in giro dopo il coprifuoco? Dove eravamo andati? Avevamo la bocca secca ma poi Elisabeth ha preso fiato e ha fatto un passo avanti. E’ andata verso l’ufficiale in comando e si è messa a parlare. Ha detto che le dispiaceva se avevamo infranto il coprifuoco per partecipare a uno degli incontri della Società letteraria di Guernsey, ma la discussione su “il giardino di Elisabeth” era stata così piacevole che avevamo perso la cognizione del tempo! Proprio un bel libro: per caso lo aveva letto?  L’ufficiale le aveva sorriso e preso i nostri nomi con la raccomandazione di presentarci il mattino dopo dal comandante. … questa è la nostra storia della società letteraria.
Ho risposto alla sua domanda ma ora vorrei farle io una domanda. Ogni giorno arrivano al porto di St. Peter navi cariche di cose di cui Guernsey ha ancora bisogno: cibo, vestiti, semi, aratri, mangime per gli animali, strumenti, medicine e soprattutto dato che ora abbiamo da mangiare, scarpe. Penso che dopo la fine della guerra, sull’intera isola non ne sia rimasto neanche un paio buono.
Alcuni oggetti sono avvolti nelle pagine di vecchi giornali e riviste. Io e il mio amico Clovis li stendiamo e ce li portiamo a casa per leggerli, poi li passiamo ai vicini che come noi, sono ansiosi di sapere cos’è successo nel mondo negli ultimi cinque anni… Erano tante le cose che volevamo sapere durante la guerra, ma non ci permettevano di ricevere lettere o giornali dall’Inghilterra o da qualsiasi altro posto. Nel 1942 i tedeschi hanno ritirato tutti gli apparecchi radio…è per questo che non capiamo così tante delle cose che ora possiamo leggere.
C’è una vignetta di guerra che mi lascia perplesso. Ci sono una decina di persone che camminano lungo una strada di Londra. Le figure più importanti sono due uomini con le bombette in testa e in mano valigette e ombrelli. E un uomo sta dicendo all’altro: “Trovo ridicolo chi dice che queste doodlebug hanno avuto conseguenze sulla popolazione”. Mi ci sono voluti alcuni secondi per realizzare che ogni personaggio della vignetta aveva un orecchio di dimensioni normali e l’altro molto più grande dall’altro lato della testa. Forse lei me lo può spiegare, grazie…”

- Gentile signor Adams, ricordo molto bene quella vignetta. Doodlebug è il nome coniato dal ministro dell’informazione per le bombe volanti. Doveva suonare meno terrificante di “missili V1 di Hitler” o “bombe radioguidate”. Ci eravamo tutti abituati ai bombardamenti aerei durante la notte e allo spettacolo che ci attendeva dopo, ma queste erano diverse da qualsiasi ordigno avessimo mai visto. Arrivavano di giorno, così veloci che non c’era tempo di azionare la sirena o cercare rifugio. Emettevano un rumore cupo, convulso, come di un’automobile che stia per finire la benzina. Se però il rumore cessava, significava che nel giro di trenta secondi ne sarebbe precipitata una. Una volta anche io ho visto cadere una doodlebug. Ero a una certa distanza quando successe, perciò mi limitai a buttarmi a terra. Alcune donne all’ultimo piano di un palazzo di uffici, si erano affacciate alla finestra per guardare. Furono risucchiate dallo spostamento d’aria. Sembra impossibile adesso, che qualcuno possa aver disegnato una vignetta sulle doodlebug e che tutti, me compresa, le abbiamo trovate divertenti. Eppure è accaduto…”

Ecco quando leggo queste cose poi sono curiosa come una scimmia e vado su internet a leggere e documentarmi. Possibile che nella mia labile memoria scolastica abbia dimenticato di queste bombe. Ma come la studiavamo la storia a scuola? E insomma ho fatto un ripasso…:
“…cominciarono i raids indiscriminati, di giorno e di notte, sulle maggiori città inglesi. Fu questo, per la Gran Bretagna, il momento peggiore di tutta la guerra. La vita, nelle città, era divenuta un'inferno. Le incursioni si succedevano alle incursioni, gli allarmi agli allarmi e ad ogni bombardamento, crescevano le vittime, aumentavano le distruzioni, s'accumulavano le rovine. Londra, in particolare, subì in questo periodo i danni più gravi in vite umane e in distruzioni materiali. Alla data del 15 settembre intere zone della città erano state rase al suolo e le vittime ammontavano a 14 mila morti e a 20 mila feriti. Il collasso, prima psicologico e poi economico dell'Inghilterra era vicino, secondo il comando germanico. Nessun popolo, si pensava a Berlino, avrebbe potuto resistere ad un simile uragano distruttivo. Ma i calcoli erano sbagliati. E mentre gli inglesi traevano dalla loro flemma tradizionale la forza per resistere, la. RAF impegnava sempre più severamente, sempre più rovinosamente le ondate d'attacco della Luftwaffe. In un solo giorno, il 15 settembre, su 500 apparecchi impegnati, i tedeschi ne persero 185. Alla fine dello stesso mese, cioè ad un mese e mezzo dall'inizio dell'offensiva aerea la Lutwaffe aveva perduto, secondo gli inglesi non meno di duemila apparecchi. Le perdite britanniche, di contro, non superavano i 700 aerei, sopratutto da caccia. Malgrado le enormi distruzioni, particolarmente gravi a Londra, a Portsmouth e a Coventry (da qui il verbo conventrizzare e proposto da Goebbels per indicare la distruzione di una città), la battaglia d'Inghilterra s'avviava ad un'infelice conclusione per i tedeschi. E se nei mesi successivi, da ottobre a dicembre, gli attacchi, sia pure su scala un po' ridotta, continuavano (la City di Londra subì i maggiori danni 1'8 e il 29 dicembre) la stagione ormai inoltrata e la potenza sempre più evidente dell'aviazione inglese avevano reso ormai irrealizzabile il progetto d'invasione. Per Hitler la grande occasione era passata invano e non si sarebbe mai più ripresentata.”…
Ho anche scoperto perché si chiamava Luftwaffe, dal nome del suo inventore. Infatti il V-1 è stato sviluppato dal tedesco Luftwaffe. Un motore a pulsoreattore, pulsato 50 volte al secondo. Il suono di ronzio caratteristico ha provocato i nomi familiari di “bomba di ronzio„ o “doodlebug„ (da insetto di Doodle - australiano).

Le lettere epistolari continuavano con l’allargamento della cerchia ad altre persone e questioni. Ero così ammaliata dalla lettura che speravo di non essere chiamata prima della fine delle pagine. E così andando avanti nella lettura, c’è anche la lettera di una ragazza che abita sull’isola e fa parte della società letteraria…:
“Gentile sig.na Ashton, santo cielo! Lei ha scritto un libro su Anne Bronte, la sorella di Charlotte ed Emily!! La signora Maugery dice che me lo presterà perché sa che sono un’appassionata delle ragazze Bronte. Poverine! Quanta tristezza pensare che tutte e cinque sono morte così giovani! Il loro papà era un bell’egoista. Non gliene importava proprio niente delle figlie, sempre seduto nel suo studio a gridare perché gli portassero lo scialle. Se ne stava rintanato nella sua stanza, mentre le sue figlie morivano l’una dopo l’altra. E quel loro fratello, branwell, non valeva niente neppure lui. Sempre a bere e vomitare. Quelle poverette hanno passato la vita a pulire! Proprio un bel lavoro per delle signorine scrittrici! Io sono del parere che con due uomini del genere in casa e nessuna possibilità di incontrarne altri, Emily si sia dovuta inventare Heathcliff di sana pianta. E che bel lavoro è venuto fuori! Gli uomini sono più interessanti nei libri che nella vita reale. Amelia ci ha detto che lei, signorina Ashton, vorrebbe sapere qualcosa sulla nostra società letteraria e su quello di cui parliamo nei nostri incontri. Io ho fatto un discorso sulle ragazze Bronte, una volta, quando è stato il mio turno. Mi dispiace ma non posso mandarle i miei appunti su Charlotte ed Emily: li ho usati per accendere il fuoco nella stufa dato che non avevo altra carta in casa. Avevo già bruciato le tabelle delle maree, l’Apocalisse di Giovanni e la storia di Giobbe.
Sarà curiosa di sapere perché ammiro quelle ragazze. Amo le storie di incontri appassionati. A me personalmente non è mai capitato, ma almeno adesso so come immaginarmeli. Cime tempestose all’inizio non mi piaceva ma poi ho udito assieme a Emily le grida commoventi di Heathcliff nella brughiera. … Non credo che dopo aver letto una scrittrice così brava come Emily Bronte riuscirò ad accontentarmi ancora… leggere bei libri ti toglie per sempre il piacere di leggere quelli brutti…

Insomma con queste premesse e dopo che mi è stato regalato Cime Tempestose, è ovvio che man mano che leggevo non riuscivo proprio a staccarmi da queste lettere e così al momento di entrare ho fatto una cosa terribile, me ne vergogno tantissimo ma non ne sono pentita. Ho strappato tutte le pagine finali della rivista, però a mia discolpa posso dire che era il numero di novembre di Amica. Forse avrei dovuto rubare la rivista invece di menomarla. In realtà non ho pensato molto, ho agito per istinto. Non avrei perso quelle pagine per nulla al mondo.
Così a casa ho tranquillamente finito di terminare la lettura che ho scoperto essere la presentazione di un libro in vendita. Non ho potuto proprio resistere… ed è così che sono diventata ladra di parole.
Insomma queste lettere mi hanno fatto pensare al bookcrossing di oggi e ormai abituata a email e sms non posso che rimanere affascinata dall’idea delle lettere. Ho deciso. Scriverò una lettera, una lunghissima lettera a mio fratello in America. Credo che malgrado tutto, ricevere una lettera sia ancora una grande emozione!!

7 commenti:

  1. Io recentemente ho ricevuto un biglietto scritto a mano da un mio ex alunno che mi annunciava la sua imminente ordinazione sacerdotale. Pensare che un ragazzo di trent'anni potesse ancora ricordarsi e pensare alla sua ex prof delle medie tanto da mandarle un biglietto scritto a mano in un mmomento così importante della sua vita mi ha emozionata tantissimo!
    In effetti una lettera scritta a mano da conservare tra i ricordi più cari è sicuramente qualcosa che ha un grande valore.

    Io l'ho combinata più grossa. Mi è capitato di scrivere una lettera a mano, scannerizzarla e spedirla come allegato via mail...Un compromesso tra le vecchie tradizioni e le nuove!

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  2. l'ho fatto anch'io, strappare una pagina di una rivista in qualche sala di attesa. e per un motivo molto meno nobile, t'assicuro!

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  3. te sei impazzita?? non ce la faccio, no, a leggere un post così lungo no, mai!!

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  4. verso la fine della settimana forse ci provo a leggere :)
    ciao

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  5. accidenti ... ho spaventato quasi tutti!!! he he

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  6. Si fa si fa...l'ho fatto anch'io qualche volta, una pagina solo alla volta però.
    La storia ti piace proprio, eh! Andresti d'accordo con mia madre.:-)

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  7. una lettera ormai èantiquariato di valore! redcats

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